Un maiuscolo Peer Gynt apre la stagione dello Sloveno

TRIESTE. È una cipolla - come molti hanno già visto sui manifesti stradali - l'immagine che illustra la campagna abbonamenti del Teatro Stabile Sloveno. E nel segno della cipolla si apre questa sera...
Di Roberto Canziani

TRIESTE. È una cipolla - come molti hanno già visto sui manifesti stradali - l'immagine che illustra la campagna abbonamenti del Teatro Stabile Sloveno. E nel segno della cipolla si apre questa sera (ore 20.30) la stagione di via Petronio, appena presentato dal presidente Breda Pahor e dal direttore artistico Eduard Miler, anche regista dello spettacolo che inaugura la stagione: “Peer Gynt” di Henrik Ibsen, in cui la cipolla, metafora della vita, è a suo modo protagonista.

Sfoglia, sfoglia, rimuovi le bucce, togli tutti gli strati, e alla fine che cosa ti resta in mano? Nulla. Riassunta in una sola frase, questa è l'essenza del lavoro (1867) di Ibsen, che a differenza dalle grandi opere della maturità e dal loro naturalismo drammatico, si nutre di una miscela di vita e di fantasie nelle quali va a consumarsi, dall'infanzia alla vecchiaia, la vita straordinaria di colui che siede nel titolo: Peer.

«Esibizionista, egocentrico, conformista, ma alla fine simpatico, Peer sa essere un seduttore, un profeta, uno scrittore, un imperatore» ha detto Zanina Mircevska, la drammaturga che ha adattato il testo norvegese, per farlo vibrare in sintonia con noi e i nostri tempi. «Peer ci affascina - ha aggiunto - in lui ci riconosciamo, perché come lui coltiviamo il frutteto dei nostri piccoli egoismi, il desiderio di essere unici e originali, e come lui alla fine scopriamo che siamo vuoti. Ci affanniamo allora a riempire quel vuoto, affastellando storie». Tante le avventure che Peer e i 40 personaggi previsti da Ibsen affrontano in un mondo che spazia dalla Scandinavia dei troll a un manicomio in Egitto, dalla Cina alle coste del Marocco. «È come se ci perdessimo nella mente del protagonista – ha spiegato il regista Miler – sappiamo che ne possono nascere tante diverse interpretazioni. Molti conoscono l'opera musicale che ne è stata tratta. Ma a me è capitato pochi giorni fa di vederlo allestito in forma di balletto».

Ne esce così uno spettacolo maiuscolo e dal forte impatto, come si è visto da alcune immagini filmate al debutto dello scorso mese al Mestno Gledališce di Lubiana, coproduttore di “Peer Gynt” assieme allo Sloveno di Trieste. Anche se sono soltanto sei gli attori che ruotano attorno al carismatico protagonista, interpretato da Matej Puc.

«La stampa slovena è stata molto favorevole, e così ci auguriamo succeda anche a Trieste» ha auspicato Breda Pahor. Che ha voluto accompagnare la presentazione dello spettacolo inaugurale con quello che lo seguirà a ruota. Allestimento particolare e per voce sola di un testo della drammaturga olandese Lot Vekemans, dedicato a una delle figure dimenticate dal mito: Ismene, la figlia di Edipo, sorella di Antigone. Interpretata da Nikla Petruška Panizon, nello spazio-studio del teatro, per soli 40 spettatori a replica e con la regia di Igor Pison, “Ismene, sorella di”, andrà in scena dal prossimo 13 novembre.

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