Viaggio in NazItalia il Paese che si scopre fascioleghista

Oggi all’NH Hotel di Trieste Paolo Berizzi presenta la sua nuova inchiesta sulla radicalizzazione dell’ estrema destra



Un viaggio in un Paese che si è riscoperto fascista, come recita il sottotitolo. Perché, sostiene Paolo Berizzi, autore di NazItalia (che oggi presenterà all’NH Hotel di Corso Cavour alle 17) questo è un Paese che «sotto sotto non ha mai smesso di esserlo. I fascisti ci sono sempre stati, quello che è cambiato è che fino a ieri i tempi non erano maturi per un loro ritorno. Definirsi fascista era considerato osceno fino a qualche tempo fa, ora non più. C’è stata una fascistizzazione del senso comune per cui abbiamo smesso di indignarci. E questi hanno rialzato la testa».

Un libro, quello dell’inviato di Repubblica che da vent’anni si occupa con servizi e inchieste della galassia dell’estrema destra in Italia, che affonda le radici negli anni passati ma in realtà racconta l’oggi e tutto quello che è accaduto fino a dopo le elezioni del 4 marzo. «Ho voluto attendere l’esito delle elezioni perché sapevo che da lì sarebbe uscita una cosa interessante: il fascioleghismo. La saldatura cioè tra un partito, la Lega, con la galassia dei partiti neofascisti. La stessa Lega che con Salvini scippa a CasaPound lo slogan “prima gli italiani”, e che diventa il mantra del governo giallo-blu (non verde, perché il colore della Lega ora è il blu). Le parole d’ordine dell’estrema destra diventano in qualche modo quelle del governo. Di fatto l’estrema destra oggi in Italia è al governo: non ufficialmente, ma in modo ufficioso».

Anni di lavoro sul campo – che gli sono costati periodicamente intimidazioni e minacce, una delle ultime il 30 ottobre con scritte e svastiche sui muri di casa, «manifestazioni di affetto le chiamo io» – condensati in poco più di 400 pagine e che oggi appunto presenterà in città. Che per Berizzi rappresenta qualcosa di particolare. «Trieste è la città delle leggi razziali, la città dove il sindaco qualche anno fa andava in tv a fare il saluto romano, che si vantava di aver “acchiappato” un immigrato o, come quest’anno, che porta i suoi saluti al convegno di Roberto Fiore di Forza Nuova. Una città dove abbiamo avuto le ronde in stazione, dove c’è appena stata un’esibizione muscolare di CasaPound, dove alla guida della regione c’è uno come Fedriga, salviniano di ferro. Insomma, credo che Trieste rischi di diventare una sorta di laboratorio nero-blu, cioè del fascioleghismo: la porta d’Italia dell’Europa nera».

Dalla marcia su Roma di Forza Nuova al lido “mussoliniano” di Chioggia, dall’irruzione in un’associazione di Como del Veneto Fronte Skinhead, fino all’episodio di Traini a Macerata, Berizzi fotografa la radicalizzazione e la volontà di sostituirsi allo Stato delle formazioni neofasciste e neonaziste. «Agiscono dove lo Stato è assente o arriva in ritardo. E dove le domande della popolazione – il lavoro, la spesa, la sicurezza – rimangono inevase. Un welfare nero. Quasi da metodi mafiosi».

Un fascismo che si fa liquido, che prende altre forme e che diventa più subdolo e pericoloso. «Il fascismo del fez e della camicia nera non esiste più. I fascisti del terzo millennio, come quelli di CasaPound amano descriversi, vestono felpe alla moda, fanno volontariato, hanno delle onlus: si propongono come gli amici del popolo, soprattutto delle fasce più deboli. Per molti anni su questi temi c’è stata un’attenzione bassissima. In generale nell’opinione pubblica è caduta la pregiudiziale e questo processo ha fatto sì che non solo si siano minimizzati dei fenomeni ma si è arrivati a normalizzare quello che normale non è e non può essere. E non è perché lo dico io nel libro ma perché lo dice la Costituzione. Il fascismo non è un’opinione ma è un crimine». –



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