Woland si ispira a Leo Castelli con attenzione a moda e design

Il posto è davvero bellissimo e suggestivo: quella parte della baia di Sistiana che dal 2014 si è trasformata in Portopiccolo, un angolo esclusivo di abitazioni e attrattive turistiche affacciate sul mar Adriatico. Tra i posti barca e la spa, hotel, ristoranti e botteghe di eccellenza, sotto i portici è stata aperta nel 2015 la galleria d'arte Woland, gestita dall'associazione culturale omonima presieduta da Claudio Crismani. Si tratta di un club d'arte contemporanea ispirato a Leo Castelli, il grande collezionista e gallerista partito da Trieste e diventato grande prima a Parigi e poi a New York, che vuole distinguersi come un punto d'incontro sia per il collezionismo internazionale che per un pubblico curioso e interessato alle espressioni artistiche del contemporaneo. Settanta artisti esposti in una quarantina di mostre, personali e di gruppo, allestite in modo diffuso da Woland, non solo nello spazio espositivo ma anche in appartamenti showroom e nelle vetrine delle strade, e collaborando con realtà importanti come la Stamperia Albicocco di Udine, la galleria Prologo di Gorizia, la galleria Pontone di Londra e la mostra della tanto discussa raccolta di disegni italiani di Francis Bacon.
Su tutto una particolare attenzione per gli elementi innovativi presenti nella moda e nel design e un'apertura al mondo dello stile, qualcosa di piuttosto inusuale e originale per Trieste. Il responsabile della galleria Fabio Fonda racconta lo spirito dello spazio di Sistiana: «La nostra proposta artistica si sviluppa sulla cooperazione con realtà e con riviste che operano nel settore per selezionare progetti espositivi inediti. Il segreto sta anche nell'aver trovato persone su cui contare, su tutti il critico inglese Edward Lucie Smith e le curatrici Franca Marri e Alessandra Santin. Il pubblico delle nostre mostre è formato per il dieci per cento da triestini, un sessanta per cento da visitatori e un trenta per cento dai residenti di Portopiccolo». Attualmente è esposta la personale di William Balthazar Rose, soprannominato “il pittore dei cuochi”, un artista inglese trapiantato in Umbria formatosi sulle opere di Morandi, Sironi e Carrà: i suoi lavori sembrano ironiche messe in scena teatrali, a metà tra la pittura metafisica e un gioco colto sul mondo della cucina. —
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