Xi Jinping versus Trump la nuova guerra fredda tra armonia e democrazia

Direttore del Tg2, Gennaro Sangiuliano affronta una tra le questioni più attuali ne “Il nuovo Mao. Xi Jinping e l’ascesa al potere nella Cina di oggi” (Mondadori, pag. 288, euro 22). Ma prima aveva esaminato le imprese di un altro uomo di potere, Donald Trump, in un libro già edito nel 2017, ora riaggiornato nella nuova versione: “Trump. Vita di un presidente contro tutti” (Mondadori, pag. 336, euro 14). Da lì il passo è breve per l’incontro presentato a Pordenonelegge, “Xi Jinping vs Trump: la nuova guerra fredda”. Sangiuliano di uomini di potere se n’è sempre occupato «e Jinping è stato collocato dalla rivista Forbes tra gli uomini più potenti del mondo: al primo posto, addirittura davanti a Putin e Trump», dice. Lui, Xi Jinping, presidente della Repubblica Popolare, segretario del Partito comunista cinese, oltre ad essere il capo della Commissione militare, vero scettro del potere: «Neppure Mao aveva mai concentrato tutti questi tre poteri nelle sue mani», oltre ad aver imposto incisive modifiche nella Costituzione». La stessa pandemia ci ha fatto capire la centralità della Cina nel sistema geopolitico nazionale, perché il virus si è diffuso così rapidamente proprio per il grande incremento internazionale dell’economia cinese: «Una vicenda che ci fa capire l’importanza di questa nazione quale motore della globalizzazione degli ultimi anni», dice Sangiuliano. «D’altra parte la volontà di Jinping è quella di connettere lo stato attuale della Cina non alla tradizione marxista leninista, ma alla storia della grande Cina imperiale». A proposito del confronto tra Trump e Xi Jinping invece: «Il raffronto non è tanto tra questi due personaggi, quanto tra l’Asia orientale e l’Occidente, pensiero espresso dallo stesso Jinping quando ha detto: “Questo deve essere il secolo cinese”. Non sono pochi i capi di Stato che hanno evidenziato quanto la Cina dovrebbe rivedere le sue politiche commerciali rispetto all’Europa». Europa che però ha avuto anche una certa compiacenza, basti pensare alla vicenda dei cinque editori cinesi arrestati perché pubblicavano libri critici sul sistema: «Se una cosa del genere fosse accaduta in America, avrebbe avuto molta più risonanza». Lo stesso dicasi per la violenta dichiarazione fatta da Xi Jinping il 14 ottobre del 2019, quando il capo di Stato aveva usato termini come “polverizzare” o “fare a pezzi” chiunque esplicitasse uno spirito separatista. «In Cina c’è stata una forte regressione dei diritti individuali rispetto al passato. E il futuro non promette bene. La Cina aspira a diventare la più grande potenza tecnologica del mondo. C’è una forte spinta sul fronte dell’intelligenza artificiale per mettere a punto strumenti che possano controllare la vita delle persone». Il terzo millennio è il secolo del confronto tra entità geopolitiche cinesi e l’Occidente liberale: «Per Jinping la democrazia non è un valore, l’armonia è un valore, per dire come da una parte ci sia l’Occidente democratico, che mette al centro l’individuo e i suoi diritti. Nella visione asiatica invece ciò che si pone al centro è un fluire armonico della società, non l’individuo, che deve invece collaborare al progresso di questa armonia». Un disegno egemonico insomma, che sull’altare di un aggressivo capitalismo di Stato, è pronto a sacrificare valori fondamentali quali la democrazia e la libertà. —
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