Il commento: “Esodo, serve capire evitando strumentalizzazioni politiche”

Alberto Bollis
Nel febbraio 1947 il piroscafo Toscana imbarcò i primi profughi in partenza da Pola
Nel febbraio 1947 il piroscafo Toscana imbarcò i primi profughi in partenza da Pola

Non è facile, a distanza di un’ottantina d’anni, riuscire a distinguere la tragedia di un intero popolo costretto ad abbandonare la propria terra dalla retorica che, inevitabilmente, attanaglia celebrazioni, convegni, cerimonie.

Il giorno di Meloni a Trieste, cerimonia alla Foiba di Basovizza e Treno del Ricordo
A sinistra il Treno del Ricordo in Stazione centrale a Trieste. A destra la premier Meloni

Che pure sono necessarie e benvenute, perché consentono a istriani, fiumani e dalmati e ai loro discendenti, sparsi nelle più disparate lande del globo, di ricevere un risarcimento – sia pure immateriale – per le ingiustizie subìte e per l’inverecondo oblio che per oltre mezzo secolo ha circondato l’esodo di trecentomila italiani.

Giorno del Ricordo, Mattarella: «Grazie alla comune appartenenza all’Ue in queste terre oggi ci sono ponti»
Il presidente Sergio Mattarella durante la celebrazione del “Giorno del Ricordo” al Quirinale, Roma, 9 febbraio 2024 ANSA/Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING NPK

Quello del Giorno del Ricordo, che oggi ricorre, è un risarcimento della Storia ed è ancora lontano dal dirsi compiuto. Ma certo la legge istitutiva del 2004, figlia della caduta del Muro, della dissoluzione della Jugoslavia, del processo di riconoscimento reciproco dei torti subiti e della cocciutaggine di chi ha lottato per suturare questa ferita che ancora sanguina, è una legge sacrosanta, attesa, giusta.

Famiglie in fuga da Pola
Famiglie in fuga da Pola

Ora siamo qui, a guardare l’immagine assurta a simbolo dell’esodo. Mostra gli ultimi italiani nel febbraio 1947 lasciare Pola, ultima enclave tricolore istriana ceduta al maresciallo Tito: figure disperate, infagottate da cappotti e sciarpe, volti sbigottiti, mani che stringono valige, carretti stipati di bauli. Sullo sfondo, pronto a salpare, il piroscafo “Toscana”, dove fra poco quell’umanità dolente si imbarcherà per disseminarsi nel mondo, assieme alla moltitudine di profughi che l’hanno preceduta.

Nel febbraio 1947 il piroscafo Toscana imbarcò i primi profughi in partenza da Pola
Nel febbraio 1947 il piroscafo Toscana imbarcò i primi profughi in partenza da Pola

Ecco: è quella foto in bianco e nero che si dovrebbe tenere a mente per cercare di comprendere la portata dell’accaduto. Quello di cui si avverte il bisogno - oggi più che mai – è un’interpretazione ripulita da tutte le strumentalizzazioni che dal termine della Seconda guerra mondiale fino ai giorni nostri, hanno contraddistinto la narrazione (finanche la negazione) dell’esodo e delle atrocità che l’hanno provocato, rappresentato innanzitutto dall’orribile crimine delle foibe.

Istriani, fiumani e dalmati hanno patito la rimozione imposta da un’Italia sconfitta, che cercava di nascondere sotto al tappeto dell’indifferenza le proprie responsabilità; hanno sopportato l’insulto di essere definiti “fascisti” da una componente cospicua della sinistra; di contro, sono diventati mezzo di rivalsa prima, e di ricerca di consenso poi da parte della destra.

televisione
“La rosa dell’Istria” su Rai 1 una famiglia di esuli nel ’43 lotta per ritrovare le radici

Il percorso che ha portato all’istituzione del Giorno del Ricordo è stato faticoso, doloroso, frustrante. Costellato da battaglie perse. Infarcito da sopracciglia alzate, sospiri d’insofferenza. Ed è riuscito a progredire solo quando l’evolversi della Storia ha portato ai primi gesti di reciproca comprensione e autocritica, quando la politica e la diplomazia hanno ritrovato la strada di un complicatissimo dialogo.

Giorno del Ricordo, i dettagli della visita di Meloni a Trieste
Famiglie un fuga da Pola

Il cammino verso la conoscenza delle complesse vicende del confine orientale è stato intrapreso. Ma il traguardo della restituzione della dignità a genti così a lungo bistrattate non è ancora raggiunto. Ognuno di noi ha la possibilità di capire meglio.

Le masserizie degli esuli al Magazzino 18
Le masserizie degli esuli al Magazzino 18

La visita allo sconvolgente Magazzino 18, ora ospitato al Magazzino 26 del Porto Vecchio di Trieste, è una tappa alla portata di chiunque: lì sono esposte le masserizie depositate dagli esuli in fuga e mai più recuperate.

Sul Treno del Ricordo da Trieste a Taranto anche le masserizie del Magazzino 18
Una delle immagini simbolo dell'Esodo

Aggirarsi tra le cataste di sedie, i ritratti scoloriti, i quaderni e le pagelle di scolari oggi ormai ultraottuagenari, le madie e i tavoli da cucina, i ninnoli che un giorno arredarono le case di quei nostri fratelli, può aiutare ad aprire definitivamente gli occhi.

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