Storico via libera in Fvg: l'Aula approva il ritorno delle Province di Udine, Gorizia, Pordenone e Trieste

Svolta nella notte in Consiglio regionale: Udine, Gorizia, Pordenone e Trieste riprendono vita con 26 voti favorevoli. Opposizioni all'attacco per l'assenza di Fedriga

Svolta istituzionale per il Friuli Venezia Giulia. A un'ora dal nascere del primo luglio 2026, l'Assemblea legislativa regionale ha approvato il disegno di legge numero 86 che sancisce ufficialmente il rinascere delle quattro Province storiche: Udine, Gorizia, Pordenone e Trieste. La riforma, che cancella l'assetto introdotto un decennio fa, è passata con 26 voti favorevoli e 16 contrari.

Il Centrodestra ha votato compatto a favore del provvedimento, trovando l'inatteso ma annunciato consenso di tre esponenti del Centrosinistra: Serena Pellegrino (Alleanza Verdi e Sinistra), Marko Pisani (Slovenska Skupnost) ed Enrico Bullian (indipendente del Patto per l'Autonomia-Civica Fvg). Hanno confermato il loro convinto "no", invece, il Partito Democratico, i restanti quattro componenti del Patto-Civica, Rosaria Capozzi del Movimento 5 Stelle e Furio Honsell di Open Sinistra Fvg.

L'opposizione attacca: "Scatola vuota e poltronificio"

Il dibattito in Aula è stato accesissimo. Furio Honsell (Open Sinistra Fvg), prendendo la parola per primo, ha tacciato la norma di essere troppo generica sulle reali funzioni degli enti. Honsell ha inoltre sollevato una dura polemica contro il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, definendo grave la sua assenza ai lavori d'Aula per quella che la stessa maggioranza sbandiera come la legge più importante della legislatura.

Sulla stessa linea Rosaria Capozzi (M5S), che ha parlato della reintroduzione di "un contenitore vuoto", privo di competenze chiare e dai costi incerti, costruito a suo dire solo per soddisfare le volontà della maggioranza senza offrire indicazioni puntuali ai cittadini.

Massimo Moretuzzo, capogruppo del Patto per l'Autonomia-Civica Fvg, ha rincarato la dose citando ironicamente le parole dell'eurodeputato di Fratelli d’Italia, Alessandro Ciriani, il quale aveva dovuto definire il provvedimento un "poltronificio". Moretuzzo ha poi accusato il Centrodestra di aver fuggito il confronto democratico rifiutando l'ipotesi di un referendum confermativo, unendosi poi alle critiche di Manuela Celotti (Pd) sulla mancanza del governatore in Aula. Celotti ha poi liquidato il ddl come "povero di contenuti" e potenziale terreno di scontro interno alla maggioranza, paventando il rischio che i Comuni perdano la propria autonomia.

La difesa della maggioranza e la replica della Giunta

A difendere l'assenza del governatore Fedriga ci ha pensato l'assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti, chiarendo la tempistica dei fatti: "La convocazione dell'Aula è stata decisa il 22 giugno, mentre il 25 è arrivata quella del Comitato delle Regioni a Bruxelles per questa mattina, motivo per cui il presidente è dovuto partire".

Sul fronte dei favorevoli, Serena Pellegrino (Avs) ha rivendicato la coerenza politica della sua scelta, sottolineando come il suo partito abbia sempre difeso l'ente Provincia contro lo "svilimento dei territori causato dalla legge Delrio". "La sfida inizia ora - ha ammonito Pellegrino - nel trovare le leggi delega che faranno sì che la riforma non resti una scatola vuota".

A chiudere il cerchio per la Maggioranza è stato Diego Bernardis (Lista Fedriga Presidente), che ha blindato il voto: "Al netto di leggi di settore e di correttivi che faremo, dopo 10 anni il Friuli Venezia Giulia ritrova un livello di governo di area vasta. Le nuove Province non saranno astratte, ma strutture al servizio dei territori con funzioni, risorse e personale assicurati che assumeranno con gradualità e responsabilità". Bernardis ha poi concluso liquidando le critiche delle opposizioni come "sterile chiacchiera", dacché il Centrodestra si è dimostrato, ancora una volta, granitico al momento del voto.

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