Caporalato e frode fiscale nei vigneti tra Gorizia e Udine: 107 braccianti in nero, erano pagati 3 euro a ora
La società, con sede fittizia in Romania ma gestita nell'Isontino, erogava retribuzioni inferiori a 3 euro all'ora. Operazione della Guardia di Finanza: evaso oltre un milione di euro

Un articolato sistema fraudolento legato allo sfruttamento della manodopera nelle campagne e alla frode fiscale nel settore vitivinicolo è stato smascherato dai militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Gorizia. L'operazione ha portato alla luce l'impiego di 107 lavoratori "in nero", sottopagati e costretti a operare in condizioni di grave sfruttamento tra i vigneti delle province di Gorizia e Udine.
Dalle arresti per caporalato della "Caravelle" alla frode fiscale
L'indagine affonda le sue radici nell'operazione "Caravelle", condotta dalle Fiamme Gialle a partire dal 2023 sotto la direzione della Procura della Repubblica di Gorizia.
Il primo filone investigativo aveva consentito di disarticolare un sodalizio criminale composto da tre cittadini rumeni e un moldavo, in arresto nel febbraio 2023 ed attualmente a processo per caporalato, che reclutavano e gestivano braccianti agricoli abusando del loro stato di bisogno.
Conclusa la fase penale relativa al reato di caporalato, i finanzieri hanno esteso gli accertamenti agli aspetti tributari e societari, svelando un classico schema di esterovestizione aziendale. La ditta individuale operante nel supporto alla produzione vegetale era infatti formalmente registrata in Romania, ma gestita ed eterodiretta a tutti gli effetti dalla provincia di Gorizia.
Grazie a questo espediente, l'impresa forniva manodopera alle aziende vitivinicole locali fatturando le prestazioni senza addebitare l'IVA e simulando la natura di ditta comunitaria.
Cooperazione internazionale e lavoratori pagati meno di 3 euro l'ora
A rivelarsi decisiva per disarticolare l'architettura fraudolenta è stata la cooperazione internazionale avviata con gli organi di controllo rumeni. Sebbene i conti correnti societari risultassero aperti in Romania, i flussi finanziari venivano movimentati interamente in Italia.
La gran parte dei 107 operai impiegati, tutti residenti in Romania, non risultava iscritta al sistema contributivo estero, né erano mai state inoltrate le comunicazioni obbligatorie per il distacco dei lavoratori all'estero. Inoltre, le posizioni risultavano totalmente sconosciute al fisco italiano.
I braccianti venivano gravemente sottopagati con una paga oraria netta inferiore ai 3 euro, tariffa nettamente inferiore a quanto stabilito dal Contratto Collettivo Nazionale dell'Agricoltura.
Oltre un milione di euro di imponibile evaso e sanzioni
Gli accertamenti fiscali condotti dai finanzieri per le annualità dal 2019 al 2023 hanno consentito di constatare un reddito imponibile non dichiarato per oltre 1 milione di euro, un'IVA evasa per oltre 200.000 euro e ritenute non versate per circa 80.000 euro.
L'amministratore dell'azienda è stato denunciato alla Procura della Repubblica per il reato di omessa presentazione delle dichiarazioni dei redditi e dell'IVA, avendo superato le soglie di punibilità penale previste dalla normativa tributaria. Contestualmente, la società è stata segnalata all'Ispettorato del Lavoro per l'irrogazione delle sanzioni legate all'impiego di personale irregolare.
Si ricorda che il procedimento penale pende attualmente nella fase delle indagini preliminari e che, in forza del principio di presunzione di innocenza, la colpevolezza degli indagati sarà definitivamente accertata solo in presenza di una sentenza irrevocabile di condanna.
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