Trilaterale divisa sul nodo Schengen, la Slovenia insiste: «Via i controlli»
A Pordenone il vertice tra i ministri dell’Interno per discutere di confini. Lo sloveno Matoz sui posti di blocco alle frontiere: «Auspichiamo cessino». Piantedosi: «Sì alla libera circolazione, ma solo in condizioni di sicurezza»

L’Italia sicuramente non eliminerà i controlli alla frontiera con la Slovenia – attivi da quasi tre anni – prima della scadenza della misura, il 18 dicembre, fa sapere il ministro degli Interni, Matteo Piantedosi, che però sottolinea: «Non è una condizione stabile, l’obiettivo è ritornare quanto prima alla libera circolazione. Essa però deve avvenire in condizioni di sicurezza» e dunque il primo obiettivo è «rafforzare la cooperazione in termini di forze di polizia». Nel frattempo «non ci sono stati problemi per i frontalieri» ha rimarcato.

Verso la polizia condivisa
Le ricette declinate da Piantedosi: ricominciare i pattugliamenti congiunti tra Italia, Slovenia e Croazia al confine esterno dell’Ue nei Balcani (attivati nel 2025 e sospesi nel 2026 perché gli uomini sono stati dirottati a coprire le Olimpiadi, spiega), in particolare quello con la Bosnia, e rafforzare le attività di polizia congiunte con la Slovenia e lo scambio di informazioni di carattere investigativo per sgominare i trafficanti.
«Un giorno si potrà arrivare», ha aggiunto, «a qualcosa di simile al regime di collaborazione tra Francia e Italia sul confine a Ventimiglia con una struttura di polizia con uffici condivisi». Dunque «quando ci saranno le condizioni di sicurezza non abbiamo pregiudiziali sul ritorno alla normalità», ha rimarcato Piantedosi, al termine del Trilaterale coi ministri di Slovenia e Croazia, svoltosi a villa Cattaneo a Pordenone.
Un vertice – a cui seguirà a stretto giro un bilaterale Italia-Slovenia – ricco di «confronti aperti e concreti». Confronti che sottendono differenze sostanziali nella valutazione dell’utilità della sospensione del trattato di Schengen per quello che i tre ministri hanno identificato come il nodo di sicurezza primario e che necessita di una risposta congiunta: l’immigrazione clandestina.
Il ministro sloveno, Franci Matoz, infatti scandisce più volte la posizione di Lubiana: «Ci aspettiamo che i controlli alla frontiera con la Slovenia cessino presto». Insomma, fa capire che la sospensione di Schengen con la Slovenia (che invece ha cancellato la medesima misura con la Croazia, ritenendola poco utile sulla base dei dati raccolti) irrigidisce le relazioni diplomatiche anche con il vicino alla frontiera est del paese.
Fine della misura
Il ministro di casa, il titolare dei Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani che a sua volta ha partecipato al vertice, appare più netto: «Finché non saremo in grado di dire che il confine è tranquillo e regolare, continueremo a fare il nostro dovere di controllarlo», ha detto parlando con i giornalisti a margine del summit. «Per troppi anni quello della Rotta balcanica è stato un problema sottovalutato dalla politica. Tutti ignoravano, volutamente o meno, che ci fosse una Lampedusa del Nord, il confine orientale italiano. Al momento la misura ha funzionato», afferma riferendosi in particolare ai numeri registrati dal Viminale dall’inizio della misura, «12.000 persone irregolari fermate e ben 711 arresti». E dunque «se non c’è un la garanzia che tolti i controlli non arrivino le persone che abbiamo fermato, continueremo a farli. La sicurezza dei cittadini prima di tutto».
Il gelo
Difficile, però, eliminare in tempi brevi i flussi migratori. Lo afferma anche il ministro sloveno: «È impossibile arrestare tutti gli attraversamenti illegali» anche perché il nodo è quello delle «frontiere verdi», quelle costituite da boschi, e la priorità dunque dovrebbe essere «la lotta alla criminalità organizzata» che organizza i viaggi dei migranti.
Tanto che, ha ricordato Matoz, una delle prime azioni del nuovo governo di centrodestra di Janša, insediatosi a giugno, è stata di eliminare i presidi fissi ai principali valichi di frontiera internazionali: «Non era necessaria, non riscontravamo casi di immigrazione illegale in quei luoghi. E dunque abbiamo inviato i poliziotti che prima presidiavano le frontiere a fare controlli di retrovalico, più efficaci».
Dati, quelli sloveni che parlano di un aumento del fenomeno, difformi da quelli registrati da Croazia e Italia che invece indicano una diminuzione. A precisa domanda se la Slovenia sia irritata per la scelta di continuare a tenere i confini chiusi dell’Italia anche dopo il richiamo di giugno della commissione europea, Matoz alza il microfono e sceglie di non rispondere. Il sorriso tirato e il silenzio parlano.
Il caso Spagna
C’è un parallelismo con le tensioni diplomatiche che si sono ingenerate con la Spagna? Piantedosi rigetta l’idea, ritenendo «ideologiche e prevenute» le critiche sull’applicazione dello stop a Schengen. Per lui lo dimostrano i numeri: «Abbiamo attuato una cinquantina di respingimenti e otto arresti. Certo di persone che con Ceuta non avevano granché a che fare ma è anche vero che la situazione là esiste, l’autorità di governo spagnolo ha mandato un allarme anche ieri».
E comunque, sottolinea Piantedosi: «Nessuno ha gridato allo scandalo perché la Francia lo pratica da dieci anni e perché la Germania ha ora chiuso la totalità dei suoi confini. Non capisco perché non si potessero adottare delle cautele per la protezione delle frontiere in Italia». E sui dublinanti, numeri alla mano, il ministro ha minimizzato.
L’accoglienza
Il clima fra i tre ministri è apparso comunque più disteso di quanto non sia apparso quello tra gli esponenti locali di Lega e Fdi. Un precedente c’era già stato con la visita – sempre di Piantedosi – in Prefettura a Pordenone, quando arrivarono (eccezione fatta per il capoluogo) solo i sindaci della Lega. A fare gli onori di casa a villa Cattaneo (già sua location di matrimonio). il sindaco Alessandro Basso (anche se durante la conferenza stampa è stato lasciato in terza fila). «Se il ministro dell’Interno ha scelto di venire a Pordenone lo dobbiamo anche a un lavoro di squadra, a una città che si è fatta trovare pronta ad accogliere un appuntamento di questo livello, due soli giorni dopo aver ospitato il presidente Mattarella» ha detto. Ad apprezzare Pordenone – «ci tornerò» – è stato poi il ministro croato, arrivato lunedì sera. Qualche problema di orientamento, invece, per il console sloveno, tradito dal navigatore.
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