Omicidio di Gemona, il tribunale del Riesame respinge il ricorso: Mailyn resta in carcere

I legali della 31enne colombiana, indagata assieme alla suocera per l’omicidio del compagno Alessandro Venier, chiedeva il trasferimento in un istituto di custodia ribadendo che «la legge stabilisce che una madre con figlio piccolo non può essere detenuta in un penitenziario»

Alessandro Cesare

Il tribunale del riesame di Trieste ha dichiarato inammissibile l’appello presentato dai legali di Mailyn Castro Monsalvo (la 31enne colombiana indagata, insieme alla suocera, per l’omicidio del compagno Alessandro Venier) rispetto alla sua condizione da detenuta.
Secondo i giudici il provvedimento impugnato riguardava esclusivamente la modalità di esecuzione della custodia cautelare.

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Mailyn Castro

In questa prospettiva, la difesa avrebbe potuto soltanto discutere della richiesta del pubblico ministero — che chiedeva la revoca della collocazione all’Icam e il trasferimento in carcere — ma non contestare la sussistenza delle esigenze cautelari. «La questione sollevata dall’appello era però proprio quest’ultima - hanno affermato gli avvocati Federica Tosel e Francesco De Carlo -. La legge stabilisce che una madre con figlio piccolo non può essere detenuta in carcere, salvo che ricorrano esigenze cautelari di eccezionale gravità. Il pubblico ministero ha chiesto il carcere sostenendo la presenza di tali esigenze e il gip ha disposto la misura proprio sulla base di questo presupposto. L’appello della difesa contestava esattamente la sussistenza e persistenza di tali esigenze. Dichiarare inammissibile l’impugnazione - hanno aggiunto - significa quindi rifiutare la verifica del presupposto legale che consente di derogare al divieto di custodia in carcere previsto dalla legge per le detenute madri di figli tra uno e sei anni».

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La madre di Alessandro, Lorena Venier e la compagna, Maylin Castro Monsalvo

La difesa proporrà ricorso per Cassazione, ritenendo la decisione del tribunale «giuridicamente errata».

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