Cremonini incanta i 25.000 di Gorizia: «Siamo qui per voi»
Fan scatenati all’aeroporto Duca d’Aosta per la data zero del tour dell’artista. Apertura alle 21.13 con “Alaska baby” e poi tanta energia con i grandi successi suonati anche al sax, debutto assoluto. Magico il duetto virtuale con Elisa

Finalmente. Perché da quando l’evento era stato annunciato, a fine gennaio, l’attesa e la conseguente tensione avevano ormai raggiunto livelli considerevoli. A stemperarli ci ha pensato l’emozione che, senza difficoltà, si è fatta largo tra più di 25 mila spettatori, dalla regione ma non solo: ecco il numero di appassionati e curiosi registrato dalla data zero del tour di Cesare Cremonini, ed era la prima volta che l’aeroporto goriziano Amedeo Duca d’Aosta, sede del concerto, si apriva alla musica leggera. Quindi le incognite, più di sempre, non mancavano, ma il cantautore bolognese le ha cancellate alla grande.
Sì, a entusiasmare ci hanno pensato la sua energia, quella della sua band, quella che, in ogni istante, si è irradiata regalando una magia. E così, dalle 21.13, ora d’inizio dello spettacolo, è stata un’autentica festa scandita da successi e da altri brani meno noti: insomma, in uno show una carriera di oltre 25 anni, cominciata con i Lùnapop. E tra l’altro, in quel quintetto, al basso c’era Nicola “Ballo” Balestri, anche lui a Gorizia, ieri sera, per accompagnare l’amico.
Per quanto imponente, il palco non ha intimorito l’artista, che lo ha utilizzato fino all’ultimo centimetro entrando nel cuore del pubblico, stando più vicino possibile alla gente. In fondo, è stato lui a contribuire in maniera determinante all’ideazione della struttura. Per essere precisi, i palchi erano tre: da quello maggiore partiva una passerella, dove Cesare accedeva a un “b-stage”. Quindi, un’altra passerella per salire sul palco “c”. E poi le quattro torri da 22 metri e 25 tonnellate l’una, come da previsioni, hanno diffuso materiali audio e video di rimando, rendendo il live ancora più impattante, immersivo, coinvolgente. Effetti luci, laser, altri materiali che dal palco principale venivano trasmessi direttamente hanno fatto il resto, ma, soprattutto, a vincere è stata la musica: quella di Cremonini, da lui eseguita anche al sassofono; e l’appuntamento goriziano, nota curiosa, si può considerare il suo debutto al sax, ultima sua passione.
Che Cesare avesse voglia di esibirsi, che fosse grintoso, che la sua preparazione al tour fosse stata meticolosa, attenta, pure da un punto di vista fisico, lo si è capito immediatamente, fin dalla potente “Alaska baby”, che ha aperto l’esibizione, seguita da “Dicono di me”. A parlare con i fan non ha esitato, a partire da quel “Gorizia, fatemi vedere in quanti siete! Su con le mani”, che ha esclamato dopo i due brani, mostrando tutta la sua carica, mai sfacciata, sempre contenuta da una dose di raffinatezza: giubba bianca, che si toglie alla terza canzone (“Padre madre”), a sormontare una maglietta, e anche gli occhiali da sole se li è tolti dopo pochi minuti, con il progressivo calare della sera. Pure il sassofono, aspettato dai fan, lo ha utilizzato in maniera raffinata, suadente, per introdurre una delle sue hit: “Il comico (Sai che risate)”, con tantissimi a immortalare il momento tirando su gli smartphone per video e foto, immancabili.
Ancora, l’intensa “La ragazza del futuro” e “Ora che non ho più te”. Nel frattempo, altri fan erano entrati all’aeroporto, ad applaudire, a cantare perché alle 21, l’ora d’inizio prevista, c’erano ancora code di auto: più di qualcuno, in sostanza, non era riuscito ad arrivare sul posto per tempo.
«C’è un’autostrada», dice lui quando gli schermi mostrano il pubblico. «Vedo sciarpe dal Bologna. E vi vedo in forma. Ci siamo lasciati l’anno scorso, ma questa è una nuova produzione. E questo è solo l’antipasto». Infatti, si continua ancora a lungo. “La nuova stella di Broadway”, “Latin lover” e così via, con il pubblico, di genere per la gran parte femminile, ormai conquistato definitivamente: «Siamo qui per voi, Gorizia», e la reazione non si è fatta pregare, mentre gli ottoni della band erano in grande evidenza.
Al di là della grinta, a piene mani, i momenti più intimi, raccolti, non sono mancati, come nel caso di “Vieni a vedere perché”, datata 2002 ed eseguita al solo piano. «Mi piace suonare per voi. Sono tanti anni che lo faccio», ha detto l’artista. Altre parole: «Questa è la data zero. Da qui comincia una nuova avventura». E poi, «sono stato più volte in questi luoghi e conosco Elisa, un dono che ha fatto a questa terra. Mi ha detto di salutarvi». Poi, «Ho sentito dire che il pubblico friulano è sempre molto competente».
E ancora avanti, di brano in brano, di successo in successo, tra cui una versione di “Mondo” ad alto tasso di decibel che ben rispecchia grinta, potenza, carica, tratti distintivi del concerto. Chi si abbraccia, chi beve una bibita, chi balla, in tanti, tantissimi, ovviamente, cantano, sulle note del loro idolo o, più semplicemente, di un artista che regala loro emozioni, gioia, spunti di riflessione.
Elisa compare poi, in video, in una sorta di duetto virtuale, a testimoniare la stima di Cesare per l’artista monfalconese, come in video compare anche Jovanotti. Chissà, forse in futuro, all’aeroporto Duca d’Aosta, saranno protagonisti di altri concerti. Ora che il ghiaccio si è rotto, con un nuovo spazio in regione pronto a ospitare migliaia di appassionati, la mente può andare all’evento numero due.
Riproduzione riservata © Il Piccolo










