Gorizia e Nova Gorica, la leggenda Galbusera V8 romberà a “Motociclismo senza confini”

La storica moto V8, ricostruita dopo oltre 80 anni, sarà accesa per la prima volta in occasione dell’evento del 31 agosto dedicato alle due ruote d’epoca e sostenibili

Un’araba fenice che brillerà (o meglio, romberà) per la prima volta in assoluto sotto un celo senza confini. È la Galbusera V8, leggendaria motocicletta che sarà la stella assoluta dell’evento “Motociclismo senza confini” in programma il 31 agosto a Gorizia e Nova Gorica, e la cui storia, così come quella del suo progettista, ha qualcosa di incredibile. Come dire che la realtà talvolta supera la fantasia.

Ci sono due date dalle quali partire: 1989 e 1938.

La prima è la data di nascita, a Fiume, di Roberto Ivancich, poi noto come Marama Toyo. Spedito in Galizia durante la Grande guerra sotto le insegne dell’esercito austroungarico, fu fatto prigioniero iniziando un giro del mondo fino in Nuova Zelanda e Australia. Qui scoprì le corse motociclistiche su terra battuta, diventando poi l’uomo che portò in Europa lo speedway. Sarebbe morto il 30 maggio 1946 al termine di una gara a Montebello, a Trieste, passando direttamente dalla vita al mito. Ma nella nostra storia Marama Toyo entra per un’altra impresa.

Non si sa bene come o perché, nel suo girovagare conosce un artigiano lombardo, Plinio Galbusera, che realizzava moto e motocarri. Con lui, getta le basi di un sogno, la prima e unica motocicletta con un motore V8 (ovvero con ben 8 cilindri disposti in due bancate a forma di “V”) e compressore. È la Galbusera V8, che nel 1938 viene presentata al Salone di Milano facendo scalpore, fotografata da tutti. Peccato che, pare, tranne che per alcuni dettagli fosse in legno, tanto da sparire letteralmente nel nulla allo scoppio della Seconda guerra mondiale.

Vana ogni ricerca, finché in scena, e siamo nel nuovo millennio, entra il friulano Mirco Snaidero, che di mestiere produce le più pregiate affascinanti affettatrici al mondo, ma il cui cuore batte per i motori.

Sulla base di una foto d’epoca scattata alla Galbusera V8, lavora per oltre un decennio per riportarla in vita, e quando le figlie di Galbusera – venute a conoscenza del suo progetto suggestivo - gli fanno avere alcuni disegni autentici del motore, scopre che il suo lavoro di fantasia ha replicato esattamente l’originale. Se non è magia questa, difficile pensare cosa possa esserlo. Ora la moto della leggenda è pronta, finita, assemblata. E quel motore è pronto ad essere acceso per la prima volta e cantare nella Capitale europea della Cultura. 

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