Matiasic verso il disimpegno dalla Pallacanestro Trieste
Secondo indiscrezioni, l’avvocato di San Francisco potrebbe trasferire a Roma il titolo di Serie A e il diritto a partecipare alla Basketball Champions League. La società: «Solo speculazioni frammentarie»

Quello che doveva essere il grande amore californiano tra Paul Matiasic e la Trieste del basket sembra destinato a spegnersi prima ancora di aver acceso i motori del futuro.
Nonostante il record storico di abbonamenti e l'abbraccio incondizionato della città, il progetto dell'avvocato di San Francisco pare aver urtato contro il muro di gomma di una città incapace di fare sistema.
Quanto questa assenza di risposte possa essere la vera causa del disimpegno o, piuttosto, l'alibi perfetto per giustificare una fuga già pianificata verso altri lidi, probabilmente non lo sapremo mai. Resta il fatto che Matiasic si è sentito, o ha scelto di sentirsi solo e quel vuoto ha finito per spingerlo verso la Capitale.
Oggi i sospetti diventano realtà e trovano conferme anche sulle pagine romane di Repubblica. L’interesse di Matiasic per la Capitale non è più una suggestione: è una strategia operativa già in fase avanzata.
Qualche settimana fa, infatti, il presidente della Pallacanestro Trieste ha incontrato personalmente il sindaco Gualtieri e l’assessore Onorato, presentando un dossier dal sapore NBA e visionando il PalaTiziano, struttura già pronta e omologata per ospitare la Serie A1. Per Trieste, il sapore è quello amaro della beffa.
L’idea è chiara: traslocare il titolo sportivo e il prestigio della Basketball Champions League all'ombra del Colosseo. A Trieste si cercherebbe di portare un titolo di categoria inferiore per compensare la piazza, declassando una delle capitali del basket italiano a un ruolo di comparsa. Tuttavia, il piano di Matiasic potrebbe scontrarsi con un ostacolo imprevisto e formale che cambierebbe totalmente la prospettiva della vicenda.
Al momento della cessione del 9% (della quota del 10% originariamente detenuta), Trieste Basket avrebbe mantenuto un simbolico ma pesantissimo 1% della società. Non si tratterebbe di una quota trascurabile nei fatti: ci sarebbe infatti un atto che vincolerebbe Matiasic a mantenere il titolo sportivo a Trieste almeno fino al 2029.
Quel singolo punto percentuale conferirebbe a Trieste Basket il potere di veto su qualsiasi tentativo di spostare la franchigia altrove. Certo, si tratterebbe di un vincolo che potremmo definire virtuale o politico: far valere questa clausola significherebbe, per i soci locali, doversi riaccollare oneri e costi di gestione che oggi nessuno sembra in grado di sostenere. Ma tecnicamente, la serratura per impedire il trasloco esisterebbe e sarebbe blindata. Mentre Trieste si interroga sulla tenuta di questo vincolo, a Roma si gioca una partita a scacchi.
La proposta di Matiasic appare, paradossalmente, la più solida per le istituzioni romane: a differenza di Nelson, che subordina lo sbarco a Roma alle garanzie del progetto NBA Europe 2027, Matiasic non pone condizioni. In questo clima di incertezza, la Pallacanestro Trieste ha scelto la via del muro istituzionale, affidando a una nota ufficiale la propria posizione.
La società ha deciso di non entrare nel merito, liquidando le voci come rumore di fondo. "La società non ritiene di dover rispondere a indiscrezioni non confermate che alimentano sulla stampa speculazioni incomplete e frammentarie. Ogni affermazione che conduca a ritenere che Trieste, in futuro, non avrà una pallacanestro di alto livello è destituita di ogni fondamento".
Il comunicato prosegue rivendicando la serietà del lavoro svolto finora: "Questa società, alla luce dell’impegno che ha dimostrato nel passato, nel presente e per le sue considerazioni in relazione al futuro merita fiducia e rispetto".
Nonostante la smentita ufficiale miri a rassicurare sulla permanenza del "basket di alto livello", il comunicato non chiude esplicitamente la porta a Roma, né chiarisce se per "alto livello" si intenda la difesa del titolo attuale o un nuovo progetto.
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