Dopo la sentenza a Brescia quale futuro per la pallacanestro giuliana? Trieste deve iniziare a camminare con le proprie gambe
Cosa salvare di questa balorda stagione? L’impegno e la dedizione del gruppo che ha sempre lavorato con serietà, superando tensioni e rivoluzioni

Cosa ci lascia questa tormentata stagione? Per rispondere, la Palla di Cristallo si è concessa un giorno in più, per riflettere a mente fredda dopo la sentenza di lunedì sera a Brescia e il morso mortale di una leonessa, che ci ha sbranato come l’anno passato. Allora, cosa SALVIAMO (Parola della Settimana) di questa balorda stagione? Salviamo l’impegno e la dedizione del gruppo che – ne siamo certi – ha sempre lavorato con serietà, cercando di restare unito, superando tensioni e rivoluzioni, cancellando sussurri e grida extra campo, provandoci con quanto aveva a disposizione: tanto talento, che però da solo non è bastato.
Salviamo un altro campionato conclusosi alle porte di quella che poteva essere una grande impresa: ripetere la magica stagione di trentadue anni fa con la conquista della semifinale scudetto, che resta il miglior risultato dell’era moderna del basket triestino. Quello che porta la firma di Boscia Tanjevic.
Salviamo la conferma della passione di una città, che ha avuto la forza e il coraggio di tenersi dentro tutta la rabbia per un possibile tradimento, regalando comunque amore e vicinanza alla sua squadra, anche quando non sapevi più per cosa dovevi così tanto soffrire.
E attenzione, salviamo anche la “pazza idea” del suo proprietario, che ha pensato bene di far scoppiare la bomba di una possibile fuga nel bel mezzo del campionato, alimentando sussurri e grida, tra spizzichi e bocconi di mezze verità. Che per altro un merito l’hanno avuto: quello di scuotere l’immobilismo di una città che si era adagiata sullo zio d’America di turno che mette i soldi e… “ci penserà lui”!
Salviamo e anche ringraziamo Paul Matiasic, perché alla fine lascerà più di qualcosa: prima di tutto un titolo sportivo e poi il riconoscimento di una passione che in futuro non siamo poi certi riuscirà a trovare così forte a Roma. Ma soprattutto ci lascerà la consapevolezza che Trieste deve iniziare a muoversi anche con le proprie gambe: facendo sistema, credendo in quelle risorse economiche che ci sono e che possono emergere. Non sempre e solo ringraziando chi viene da fuori.
Al di là dell’amarezza bresciana, teniamoci allora ben stretto quanto costruito in questi due anni: Trieste, sempre più Basket City, per passione e competenza, organizzazione e storia. Si può ripartire proprio da qui, iniziando a capire subito chi vuol restare, per continuare a essere “part of it”. Non sarà una strada in discesa, ma se veramente quanto costruito negli ultimi anni non verrà cancellato, forse anche la più tormentata delle stagioni sarà servita a qualcosa.
Adesso però, si mettano subito tutte le carte sul tavolo: piani, sponsor, progetti e strategie, da condividere con quel popolo biancorosso che non ha mai tradito. Anche quando sembrava avere tutte le sue buone ragioni per farlo.
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