Final Eight più vicine per la Pallacanestro Trieste dopo il caso Trapani
Trapani è sull’orlo dall’esclusione del campionato: i biancorossi con un blitz domenica a Trento sarebbero in Coppa Italia

Dimenticate il basket giocato, o almeno mettetelo in pausa. La volata verso la Inalpi Arena per le Final Eight 2026 è deragliata in un thriller burocratico che sta riscrivendo la Serie A a colpi di carta bollata. Mentre le “big five” (Bologna, Brescia, Milano, Venezia e Tortona) hanno già prenotato l’hotel a Torino, il resto della griglia è un caos totale innescato dal paradosso Trapani Shark.
Una corazzata che sul campo avrebbe già staccato il pass, ma che si ritrova oggi con sempre meno giocatori (anche Ford è in procinto di andare al Galatasaray), 8 punti di penalizzazione e lo spettro del 7 gennaio sul collo. Dovesse arrivare una ulteriore stangata, i siciliani finirebbero fuori dai giochi e i loro risultati verrebbero cancellati, obbligando la Lega a una riscrittura integrale della classifica. In questo scenario, la Pallacanestro Trieste galleggia nel limbo dei 12 punti, ma non è sola.
La bagarre per gli ultimi tre posti disponibili è una vera tonnara: insieme ai giuliani, a quota 12, ci sono proprio Trapani e una Napoli in cerca di certezze. Ma il fiato sul collo si fa sentire: a soli due punti di distanza preme un plotone agguerrito composto da Sassari, Varese, Udine, Cremona e Trento.
Otto squadre per tre posti, con la situazione Trapani pronta a scombinare classifica e cammino delle squadre. Alla Pallacanestro Trieste serve almeno una vittoria per provare a blindare la Coppa Italia e smettere di guardarsi le spalle, evitando di farsi risucchiare dalle sabbie mobili di chi insegue.
Il destino dei biancorossi passa per due tappe cruciali: il blitz a Trento di questo fine settimana o il “dentro o fuori” nell’ultimo turno contro Cantù. Per la Pallacanestro Trieste, partecipare alle Final Eight non sarebbe solo un vezzo di prestigio, ma l’occasione per capire se questa squadra ha un’anima o solo dei lampi di classe isolati, come quelli visti a Istanbul o contro l’Armani Milano.
Sulla carta, Trieste a Torino sarebbe la mina vagante perfetta. Il classico gruppo che, in partite secche, ha il talento per far saltare il banco contro chiunque. È una squadra nata per contesti dove il guizzo di un singolo può valere un risultato di prestigio. Eppure, il rischio che questo enorme potenziale venga gettato alle ortiche è concreto.
Il talento non si amministra da solo e, nelle condizioni attuali, Trieste sembra un’auto di lusso che corre con il freno a mano tirato da incertezze strutturali. Se si vuole davvero trasformare il caos del campionato in un’opportunità, non basta sperare nel miracolo occasionale o nei demeriti altrui. È il momento di prendere in mano la situazione e dare a questo gruppo una scossa immediata. Sia a livello motivazionale che tramite un potenziamento del roster che, in attesa di notizie dall’infermeria, appare oggi improcrastinabile.
Rimanere immobili ora, con il traguardo di Torino a portata di mano, significherebbe rassegnarsi a un’incompiuta. Questa squadra ha le armi per essere la sorpresa delle Final Eight, ma senza un intervento deciso ai vertici che dia solidità e direzione al progetto, il sogno della Inalpi Arena rischia di diventare solamente un amarissimo rimpianto.
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