La Pallacanestro Trieste manca l’appuntamento con la storia: a Brescia finisce 90-75
La squadra di coach Taccetti costretta a inseguire per tutta la partita: il divario si allunga nell’ultimo quarto fino a 15 punti

Ancora una volta, Brescia si rivela un muro invalicabile per la Pallacanestro Trieste. Nella bella del PalaLeonessa i biancorossi reggono fino al terzo quarto poi crollano sonoramente, mancando l’appuntamento con la storia: in caso di vittoria avrebbero eguagliato il massimo risultato in massima serie, quelle semifinali playoff raggiunte nel 1994.
Erano gli anni della Stefanel, di coach Boscia Tanjevic, di Nando Gentile, Bodiroga, Pilutti, Fučka e Lampley. Un gruppo leggendario che toccò il suo apice, prima della fuga di Bepi Stefanel a Milano.
A 32 anni di distanza, ironia della sorte, non mancano i parallelismi se si pensa ai mesi di incertezza intorno alla figura del proprietario Paul Matiasic. Gli ultimi sviluppi sembrano suggerire un epilogo diverso, più vicino al lieto fine. Ma senza una comunicazione ufficiale che dipani ogni dubbio, dare una forma esatta al domani rimane impossibile, almeno per adesso.

Comunque vada, è bene ricordare che in ballo c’è il futuro di un simbolo, capace oggi come allora di convogliare la passione di una città intera, che magari quest’anno paradossalmente ha vissuto un’annata meno esaltante sul piano emotivo, ma non ha mai rinunciato a far sentire la propria voce, dimostrando l’orgoglio di una piazza che non si piegherà mai alle fredde logiche del business.
Che dire invece della squadra di coach Taccetti, promosso in corsa al posto del non troppo compreso Israel Gonzalez, con giocatori magari meno iconici di quelli del 1994 – non ce ne vogliano – ma che rimarranno comunque scolpiti nella memoria dei tifosi triestini per come hanno saputo regalare una speranza in un mare di avversità e incertezze.
Le voci extra campo potevano essere un alibi, o quanto meno un fattore condizionante. E invece non sono mai mancate le sportellate sotto i ferri di Sissoko, la garra di Brown, gli attributi nel clutch di Ramsey, il cuore dei triestini Ruzzier, Deangeli e Candussi (lui “adottato”, ma non per questo meno apprezzato). Brescia con Della Valle in quintetto, con Ivanovic, Rivers, Ndour e il totem Bilan. Per Trieste ancora sacrificato Uthoff, per lasciar posto all’imprescindibile Bannan. Completano il quintetto Ross, Brown, Ramsey e Sissoko.

Apre le marcature la tripla di Brown, subito intensità altissima, com’è giusto che sia in una gara 5 di playoff. Attacco poco fluido di Trieste, con i biancoblù bravi a sporcare buona parte dei possessi degli uomini di Taccetti. L’emblema è a 3’30”: trappola Brescia su Ramsey servito pigramente da Ross, persa Trieste, tripla con praterie di spazio di Ivanovic, già a quota 8 punti, e massimo vantaggio Leonessa (16-9).
Anche dopo il timeout di Taccetti la musica non cambia: Trieste proprio non riesce a far girare la sfera né a costruire tiri puliti. Cosa che riesce benissimo a Brescia e soprattutto a un infuocato Ivanovic (3/3 dai 6. 75m). Quando c’è un problema, l’uomo da chiamare è Markel Brown: 9 punti in un amen (2 triple e tre liberi elemosinati magistralmente) e Trieste si ritrova a –4 (29-25).
Ci si potrebbe avvicinare ancora di più, ma i biancorossi perdono un po’ di vena realizzativa e Brescia non perdona: Burnell e il solito Ivanovic e si ritorna punto a capo (35-25). In mezzo, una brutta caduta per Toscano-Anderson, solo uno spavento per fortuna. Per la difesa triestina Bilan è il solito rebus, se non altro per Bannan, meno per Sissoko che riesce a battersi alla pari. A 1’10” dalla sirena i primi due punti della gara di Ramsey (43-37), uno score che resterà invariato anche alla sirena finale.
Presente eccome il solito immenso Brown, che riceve da Ross e stampa un alley-oop in reverse per il 47-39 di fine primo tempo: sulla sirena, da segnalare il primo tiro sbagliato della gara di Ivanovic, a quota 17 all’intervallo proprio come Markel. La sensazione, è che andare negli spogliatoi sotto di 8 sia oro colato: Brescia ha saldamente il controllo sul match, Trieste speranza di essere ancora lì quando si decide la contesa.
Il problema è che, oltre a Brown, in attacco nessun altro riesce a dare risposte positive. Tra chi dovrebbe supportarlo, Ross, Ramsey, Toscano-Anderson, tutti non pervenuti. Eppure, a metà parziale è sempre +8 (54-46). La chiave sta nella difesa: i biancorossi ora hanno un’intensità diversa e trovato le giuste contromisure per inceppare gli ingranaggi di Cotelli, che perde Bilan e Rivers presto a quota 4 falli.
Peccato però che Trieste non ne approfitti e allora, come d’incanto, Brescia ritocca il suo massimo vantaggio portandosi a +15 (64-49) a 50” da fine quarto, con Cournooh e Ivanovic, che non contento si inventa la tripla su una gamba sola per dare ai suoi il 67-51 con cui si va al quarto finale.
La mazzata alla gara e alla stagione di Trieste la scrive Jason Burnell: 8-0 personale, +23 Brescia e a questo punto per Trieste si tratta di scalare il K2 senza ossigeno e con le scarpe da ginnastica. Il quarto finale è un lungo garbage time, c’è tempo per la standing ovation all’mvp Ivanovic e a un moto d’orgoglio dei biancorossi che, da –24, accorciano al 90-75 finale, mentre al PalaLeonessa si pensa già alla semifinale con l’Olimpia.
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