La Pallacanestro Trieste contro Napoli ritrova Pancotto, l’ex nella storia

«Avrò di fronte una squadra con un passo da play-off. Legovich fa una stagione di livello, Ghiacci gm dell’anno»

Roberto Degrassi
Cesare Pancotto ha allenato a Trieste per cinque stagioni, nella foto la promozione in A1.
Cesare Pancotto ha allenato a Trieste per cinque stagioni, nella foto la promozione in A1.

TRIESTE C’è ex ed ex. Meteore apparse una stagione all’Allianz Dome e salutate senza rimpianti e chi, invece, nella storia della Pallacanestro Trieste si è costruito uno spazio bello solido. Cesare Pancotto è indiscutibilmente un “Signor Ex”. Uno dei coach che hanno scritto pagine indimenticabili. Domenica torna a Trieste alla guida della GeVi Napoli.

«Mi sto divertendo. Sono nato come aiuto allenatore, lo stavo facendo con entusiasmo, quando mi è stata posta una nuova responsabilità l’ho affrontata di petto. Inseguo la “Mission salvezza”, come la chiamo. Napoli per impegno e ardore merita la serie A».

La partita tra Trieste e Napoli si può leggere negli scontri diretti dei giocatori ma il tema più intrigante lo troviamo in panchina. Da una parte il tecnico più giovane della serie A, dall’altra il decano dei coach con più presenze all’attivo. Che impressione le fa?

Mi fa piacere che si affermino giovani allenatori, Legovich sta conducendo una stagione di livello e può vivere una carriera importante.

La tecnologia è sempre più d’aiuto nel lavoro degli staff tecnici ma c’è ancora tempo per lavorare in palestra sui fondamentali. In questo Legovich è un giovane con spunti antichi.

Il lavoro in palestra è fondamentale sempre. Quanto alla tecnologia ricordo che nel 2000 proprio a Trieste cominciammo a portare il computer in panchina grazie a Furio Steffè e Mauro Trani. Bisogna sempre rinnovarsi, capire dove va il basket, è facile essere entusiasti a 30 anni ma lo si può essere anche a 60 o, appunto, a 68.

A proposito di entusiasti stagionati. Domani ritroverà l’amico Mario Ghiacci.

Io penso che Mario sia il general manager dell’anno. Ha portato a termine due grandi operazioni. Una, quella visibile, è aver portato a Trieste una nuova proprietà statunitense alimentando l’entusiasmo della piazza. L’altra, più sotterranea, è l’essere riuscito a tenere la barra dritta nei momenti di difficoltà.

Nelle file di Napoli c’è un triestino, Nicolò Dellosto.

Ha cominciato come decimo della squadra, nell’ultima partita l’ho fatto entrare nel quintetto titolare. Io cerco di dare opportunità a ogni giocatore. Dellosto lavora sodo, ha voglia di migliorare e vedo anche durante gli allenamenti che i compagni di squadra si fidano di lui.

Che differenza c’è tra Napoli e Trieste?

Trieste ha fatto un aggiunta al suo organico, noi abbiamo dovuto affrontare un vero cambiamento, sono arrivati ne corso della stagione nuovi giocatori e c’è stato il cambio in panchina. Abbiamo dovuto cercare la continuità nell’arco dei quaranta minuti e nel rendimento tra gare in casa e fuori. Questo però mi fa essere ottimista in relazione ai nostri margini di crescita.

Che Pallacanestro Trieste si aspetta?

Una squadra che sta vincendo con un ritmo da play-off, con 12 giocatori a referto. Non ha un solo protagonista, verrebbe facile indicare il capocannoniere Bartley e invece sono diversi gli elementi in grado di fare la differenza. Inoltre ha inserito una pedina come Ruzzier che porta capacità, talento e la cultura della vittoria perchè ha maturato esperienze importanti in squadre importanti. E poi Michele ha un animo triestino, gioca in una realtà che conosce benissimo.

Da allenatore a Trieste ha attraversato momenti, situazioni, successi e difficoltà. Può isolare il fotogramma dell’istante più bello?

Un momento in particolare invece non c’è. In realtà mi piace pensare alle tante emozioni vissute in una città dove sono migliorato umanamente. Emozioni dentro e fuori dal campo. Le immagini sono troppe, come quella di Daniele Cavaliero ragazzino di 17 anni che metto nello starting five nelle Final Eight di Coppa Italia a Forlì. —

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