Calcio, Minesso: «La Triestina merita palcoscenici ben più alti»

Tre anni fa l’ex alabardato festeggiava la vittoria nello spareggio di Seregno

Guido Roberti
Un momento di gioia di Mattia Minesso in alabardato Foto Lasorte
Un momento di gioia di Mattia Minesso in alabardato Foto Lasorte

Due salvezze in extremis in serie C negli ultimi 4 anni, un campionato compromesso da un forsennato esonero di Tesser, una retrocessione quasi scritta a tavolino a suon di imbarazzanti penalizzazioni. Questo il bottino magro della Triestina dopo l’era Biasin-Milanese. I tifosi hanno potuto esultare grazie a rimonte stoiche, quella dell’Unione di Tesser nel 2025, culminata con lo 0-0 al Rocco contro il Caldiero Terme e quella del 2023, da coronarie a rischio, a Seregno contro il San Giuliano City, l’1-2 firmato Tavernelli nel recupero. Augusto Gentilini in panchina. Ricorrono in questi giorni i 3 anni da quei festeggiamenti nel cuore della Brianza. Di quella squadra faceva parte Mattia Minesso, classe ’90, un anno e mezzo a Trieste, talento cristallino che in maglia alabardata non ha trovato le circostanze per esprimersi al meglio del suo potenziale, mentre ha avuto una autentica seconda giovinezza dopo, ad Altamura ed Arzignano. A 36 anni compiuti, 9 gol in maglia giallo-celeste quest’anno.

Minesso, quale ricordo di quella incredibile salvezza?

«Quell’annata era partita con aspettative diverse, ma devo anche dire che nelle difficoltà di tutta la stagione, quella salvezza raggiunta nei minuti finali sul campo del San Giuliano è un bel ricordo. Alla fine, nel male, la stagione si chiuse con il mantenimento della categoria e con una festa. Per come si erano messe le cose sembrava davvero difficile poter raggiungere l’obiettivo».

Un bel ricordo fatto di giocatori che seppero fare scudo su tutto.

«C’erano giocatori importanti, anche se poi è sempre il campo a decretare le prestazioni, ma c’erano soprattutto degli uomini. Ci diedero una grossa mano, per rimanere in piedi, i giocatori arrivati a gennaio. Così potemmo crederci fino alla fine».

Negli ultimi tre anni, tra Altamura ed Arzignano, una seconda giovinezza per lei. Ritrovato l’ambiente giusto, le condizioni serene per esprimersi?

«Quando un giocatore sbaglia l’annata ci sono sempre una serie di fattori, non c’è mai un unico motivo, al tempo stesso quando il giocatore performa significa che ha trovato il suo equilibrio e devo dire che quest’anno è stata un’annata molto positiva per me, sia in termini di gol che di prestazioni. Ho voglia di continuare a giocare ed è quello che farò anche l’anno prossimo».

Vista da fuori, da avversario, che dire della Triestina?

«Sono stato a Trieste due anni quindi posso comprendere, ed è incredibile che una piazza bellissima per storia, per la città, per lo stadio sia ridotta così. Meriterebbe ben altri palcoscenici, più alti della serie C. Però davvero si è percepita una grande confusione societaria negli ultimi tre anni ed è triste l’epilogo di quest’anno con tutti quei punti di penalità. Spero solo si possa ripartire da un progetto serio, per la gente di Trieste, per i tifosi che vogliono bene alla maglia della Triestina». Eppure sono transitati milioni in questi anni.

«Hanno speso veramente tanti tanti soldi. Sono arrivati giocatori di un certo livello sicuramente ma sono stati anche sperperati soldi in malo modo, una gestione totalmente sbagliata visto che i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Con una programmazione seria, sarebbe bastato per evitare la fine che ha fatto la società, sia sul lato tecnico che economico».

La prospettiva della D?

«Un campionato veramente difficile, vince solo una squadra ed i playoff sono proforma. Serve programmazione, i tempi la Triestina li ha perché la stagione sta appena finendo. Ma non si può attendere troppo se si vuole fare un campionato di vertice, perché va strutturato tutto. Mi auguro la Triestina possa essere protagonista del prossimo anno ma dipenderà da tanti fattori. Auguro a chi la avrà in mano di fare le cose per bene».

 

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