Granoche: «La Triestina calcio risalirà»
L’ex bomber ha allenato l’Oltrepò in D: «Anche il periodo pre-Biasin è stato di sofferenza ma poi Trieste si è risollevata. Mi piace lavorare con i giovani»

Dopo aver fatto una marea di gol sul campo (è il miglior marcatore straniero della serie B con 98 gol), l’ex bomber alabardato Pablo Granoche ha fatto centro anche al debutto della carriera da allenatore titolare. Dopo due esperienze da vice di Allegretti con il Chievo, El Diablo si è messo in proprio in serie D, guidando l’Oltrepò a un’ottima stagione davvero super con una squadra giovanissima.
Granoche, cosa ha provato a vedere la Triestina scendere in serie D?
«Devo essere onesto, quest’anno ero molto concentrato sul mio percorso e ho seguito solo con la coda dell’occhio la Triestina, a cui chiaramente auguro sempre il meglio da tifoso. Ma faceva davvero uno strano effetto vederla con tanti punti di penalizzazione e sono molto triste per la retrocessione. Non so quali siano i veri problemi, ma vedere una società storica e una piazza così importante in queste condizioni, mi crea un grande dispiacere».
La piazza di Trieste la conosce bene: quanto sarà difficile vivere una nuova esperienza fra i dilettanti?
«Credo che sarà difficile calarsi in questa realtà dopo tanti anni di professionismo. Del resto anche quando l’avevano presa Milanese e Biasin, aveva sofferto molti anni tra i dilettanti. Però la Triestina ha sempre saputo rialzarsi dai momenti di difficoltà».
Potrà succedere anche stavolta?
«Sono sicuro che con il supporto della tifoseria ce la farà anche stavolta, sperando ovviamente che a livello societario le cose siano fatte per bene. Questo è certamente un capitolo scuro della storia alabardata, ma sono fiducioso che ne uscirà».
Intanto, a proposito di D, il suo esordio da titolare sulla panchina dell’Oltrepò è stato davvero ottimo.
«È stata davvero una bella stagione e sono molto contento di come è andata. Con una squadra dalla media di 20 anni abbiamo fatto un ottimo risultato, siamo arrivati settimi ma facendo 53 punti sul campo: senza l’handicap di 3 punti saremmo stati quinti e avremmo fatto i playoff, un risultato davvero inaspettato».
Ora che la serie D la conosce bene, quali sono le difficoltà della categoria?
«Io posso parlare del mio girone, perché credo che ogni raggruppamento abbia le sue caratteristiche. Nel mio regnava tantissimo equilibrio, le partite erano sempre sul filo e alla fine bastava una distrazione e perdevi le partite, approfittavi di un errore avversario e le vincevi. Noi siamo stati bravi perché continui. Invece nel girone D, ad esempio, quello del Desenzano, c’erano tre-quattro squadre forti e poi un abisso di differenza dalle altre».
L’annata è servita per farla crescere come tecnico?
«Certo, ho imparato tanto a livello tattico e di preparazione delle partite. C’erano allenatori bravi e squadre preparate come Chievo, Folgore Caratese, Milan Futuro, Casatese Merate, Leon».
E i due anni da vice di Allegretti?
«Mi sono serviti moltissimo per sentirmi pronto ad andare da solo: a me piace fare le cose step by step e sono contento di aver fatto il percorso da vice. Poi l’Oltrepò mi ha dato l’occasione per lanciarmi da solo».
Come è stato lavorare con tanti giovani?
«Sapevo che il progetto sarebbe stato questo, è una società piccola e con budget ridotto, che cerca la sostenibilità prima di tutto. E ho accettato perché credo proprio nel lancio dei giovani. Sapevamo che sarebbe stata un’impresa salvarci, ma ce l’abbiamo fatta ottenendo grandi soddisfazioni».
Ha avuto tanti allenatori: ha qualcuno come modello?
«Ho cercato di prendere qualcosa un pò da tutti, ma la cosa su cui mi focalizzo di più è non fare quello che da giocatore non mi piaceva degli allenatori, insomma le cose negative cerco di non metterle in campo. Per il resto ci metto le mie idee, ovvero un calcio aggressivo, fatto in vertical».
Per il futuro?
«Non abbiamo ancora parlato con la società, abbiamo appena finito la stagione ma lo faremo presto».
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