Inchiesta Triestina, il sindaco Dipiazza: «È un disastro, fare chiarezza»

Le reazioni dopo la notizia dell’indagine. L’assessore regionale Scoccimarro: «Stiamo ben attenti». Il sindaco di Muggia Polidori: «Più dialogo club-istituzioni»

Guido Roberti
Lo stadio Nereo Rocco (foto archivio Lasorte)
Lo stadio Nereo Rocco (foto archivio Lasorte)

Un possibile terremoto come non se ne ricordano altri nella storia ultra centenaria della Triestina Calcio, la società amata e raccontata attraverso i versi di Umberto Saba, le strofe di Sergio Endrigo, vituperata a più riprese in un millennio aperto al meglio con l’era Berti e via via più deprimente, con la sola parentesi felice di alcuni anni con la gestione del patron italo-australiano Biasin.

Cautela, ma al tempo stesso rigore, nelle reazioni a caldo a livello istituzionale, a partire dal sindaco di Trieste Roberto Dipiazza: «Dopo Amilcare Berti un disastro dopo l’altro ma mai e poi mai avrei pensato ad una situazione così drammatica. Non entro nel merito della vicenda ma posso solo auspicare sia fatta massima chiarezza, per una città straordinaria come Trieste e per la Triestina, che in giro per l’Italia suscita sempre simpatia».

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Agenti della Gdf in borghese nella sede della Triestina (foto Bruni)

Il richiamo all’attuale proprietà era arrivato nelle settimane scorse anche da parte dell’assessore allo sport Elisa Lodi, visto l’ingente credito maturato nei confronti della Triestina Calcio per l’utilizzo del Rocco ed il mantenimento del manto erboso. Interpellata, Lodi non nasconde la profonda, ulteriore, preoccupazione. «La vicenda che sta interessando la Triestina Calcio è estremamente grave e non può lasciare indifferenti né l’amministrazione comunale né l’intera città. Parliamo di una società che rappresenta da oltre un secolo un patrimonio sportivo, storico e identitario di Trieste, e che purtroppo da diversi anni vive una situazione di profonda instabilità gestionale e finanziaria».

Un filone che potrebbe essere solo all’inizio di un iter tortuoso. «In presenza di un’indagine così articolata, che coinvolge più soggetti e ipotesi di reato rilevanti, è doveroso ribadire il massimo rispetto per il lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine, alle quali spetta il compito di accertare le responsabilità. Non possiamo ignorare come il susseguirsi di gestioni opache e di difficoltà strutturali abbia prodotto un danno evidente all’immagine della Triestina e alla fiducia dei tifosi, degli sportivi e dei cittadini. È una ferita che si trascina da anni e che oggi emerge in tutta la sua gravità. Come Comune, continueremo a vigilare per quanto di nostra competenza, tutelando l’interesse pubblico, la correttezza nei rapporti istituzionali e l’utilizzo delle strutture comunali. La Triestina Calcio e tutti i suoi tifosi meritano ora chiarezza e certezza».

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(foto Bruni)

Dalla Regione, l’assessore alle autonomie locali Pierpaolo Roberti auspica una svolta. «C'è quasi da augurarsi che sia tutto un equivoco, che le notizie che arrivano siano frutto di un malinteso perchè altrimenti vorrebbe dire che ancora una volta i tifosi sono stati presi in giro da personaggi in cerca d'autore che, mentre promettevano mari e monti e illudevano la tifoseria, sbarcavano a Trieste solo per i loro affari poco puliti. Trieste non merita questo, una città che cresce e corre come la nostra avrebbe bisogno di una vera svolta con una cordata di imprenditori seri che sappiano far fruttare il legame tra i triestini e l'unione e contestualmente lanciare sui palcoscenici nazionali il nome della nostra città”.

Un rimpianto condiviso anche dall’assessore all’ambiente, energia e sviluppo sostenibile Fabio Scoccimarro: «Aspettiamo ma è una follia perché in questa Regione c’è tutto per mantenere una squadra professionistica. Le istituzioni ci sono, non con le parole, ma con i fatti, al tempo stesso non possono sostituirsi al privato. La Regione mette tante risorse per lo sport, in termini di campi, di strutture per far crescere i giovani, ci sono tanti esempi di intervento ma deve esserci un interlocutore che sa fare calcio. Nella pallacanestro da anni è così grazie a figure come Ghiacci o Arcieri. Nel calcio l’unico che aveva accolto e compreso un certo discorso legato anche alle strutture era Berti, ai tempi in cui ero presidente della Provincia e parlavamo del “Giulianello”. Gli esempi di saper fare calcio ci sono, basta guardare al San Luigi che fa un campionato più che dignitoso in D con un budget pane e salame, forse meno, eppure sa fare calcio».

Infine da Muggia, la voce del sindaco Paolo Polidori: «Da tempo sto facendo salti mortali, e sto ovviamente seguendo anche questa vicenda. È un momento questo, ancora di più, in cui c’è bisogno di dialogo e ascolto, tra la società e le istituzioni. Non prendo le parti di nessuno ma la Triestina è un valore che prescinde da tutto, e da tutte le persone, per cui auspico davvero che da questa vicenda ci sia il ripristino di un dialogo istituzionale».

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