Inchiesta Triestina, la rabbia dei tifosi: «Sconcertati e disperati»

I club dei supporters preoccupati per il futuro chiedono chiarezza. E c’è chi si appella alla politica: «Si impegni per coinvolgere persone adeguate»

Antonello Rodio

Negli ultimi anni – e non solo negli ultimi – i tifosi della Triestina hanno visto e sopportato un po’ di tutto. E adesso l’ulteriore tegola: la perquisizione della Guardia di Finanza nella sede alabardata e la notizia dei 15 amministratori delle ultime gestioni indagati per riciclaggio di denaro, falso in bilancio e reati tributari.

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Agenti della Gdf in borghese nella sede della Triestina (foto Bruni)

Eppure, oltre alla comprensibile preoccupazione per l’immediato futuro della società, all’ansia per le concrete prospettive di fallimento e al comprensibile appello alla politica, un sentimento prevale fra i supporters alabardati: quello che in fondo tutto quanto accaduto non ha rappresentato affatto una sorpresa.

Una maledizione infinita

In qualche modo, anzi, in molti se l’aspettavano che le cose prendessero questa china. A partire dal presidente del Centro coordinamento Triestina Club Sergio Marassi: «Penso che prima o poi qualcosa doveva muoversi in questo senso. Visto tutto quello che è successo in questo periodo cosi enigmatico, era normale che prima o dopo qualcosa succedesse: bisogna accettarlo e in qualche modo ce lo aspettavamo».

Detto questo, la grande preoccupazione è per l’immediato futuro: «La nostra sembra una maledizione che ci perseguita – dice Marassi – lanciata non si sa da chi, come e perché, una tragedia cosmica senza fine. Non credo esistano altre realtà dove sia successo tutto quello che è accaduto e sta ancora accadendo a noi, con problematiche continue e senza mai nessuna soluzione: è una cosa impossibile da accettare per un tifoso. Il futuro? Io non so cosa potrà succedere, bisogna vedere come andrà avanti l’indagine, come reagiranno quelli che gestiscono adesso e che sono arrivati da poco trovandosi in questo marasma. Non so neanche se la Triestina esisterà ancora o no. Prevedere cosa accadrà in questo momento è difficile».

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Lo stadio Nereo Rocco (foto archivio Lasorte)

Tutto prevedibile

Si aspettava un’evoluzione dei fatti di questo tipo anche Roberto Covi del Triestina Club Mario Biasin: «Credo che abbiamo toccato il fondo della storia della Triestina. Siamo sconcertati e disperati. Per carità, fino a prova contraria gli indagati sono innocenti, ma diciamo che nessuno si è sorpreso di questa roba qui. Anche all’interno del club tutti dicono che se l’aspettavano e che prima o dopo certe cose dovevano venire fuori, era prevedibile. La sensazione è di avere avuto ragione quando c’era una mancanza di fiducia verso gente che evidentemente ha fatto solo i suoi affari. Ora speriamo che le indagini facciano il loro corso e vediamo cosa succede».

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(foto Bruni)

Anche Covi vede solamente scenari bui nel futuro dell’Unione: «Nonostante tutto quello che era successo, fino a mercoledì mattina la mia speranza era che si ripartisse pure dalla serie D, ma facendo le cose finalmente con serietà. Ora invece credo che questi vertici cerchino di vendere a qualcuno, ma non vedo come possa essere possibile. Oppure si prospetta un fallimento. E allora forse ripartire da zero è la cosa migliore, anche se da un fallimento solo i dipendenti potrebbero prendere qualcosa, mentre i fornitori resterebbero a secco».

Parli la proprietà

Claudia Policreste delle Mule Alabardate, che le partite le segue sempre in casa e in trasferta, pretende che gli attuali gestori si facciano sentire: «Questa indagine parte dal periodo Giacomini e si è allargata agli americani. Alla luce dei fatti, dopo questo colpo di scena che in realtà tutti potevamo attenderci, mi aspetto che questa società - viste tutte le precedenti problematiche finanziarie ereditate da altre gestioni - esponga ora il suo pensiero. Ci facciano conoscere i loro programmi: se sono ancora intenzionati a tenere la Triestina, se vogliono risanare pian piano i debiti e provare quanto fatto in Spagna per risalire subito, oppure se vogliono venderla. Ma in queste condizioni credo solo ad altri americani, non certo a italiani. L’alternativa più nefasta è il fallimento ripartendo da categorie inferiori, ma sarebbe grave».

Un appello alla politica

Da Policreste arriva anche un appello alla politica: «Abbiamo visto negli anni che alla Trieste imprenditoriale non interessa la Triestina. Sarebbe dura anche ripartire dopo un fallimento: lo dico perché non vedo figure di rilievo, e di personaggi equivoci per galleggiare nel fango ne abbiamo già visti tanti. Visto che Trieste con il suo porto è un crocevia di interessi economici, spero che la politica si impegni di più per trovare e coinvolgere personaggi che siano consoni alla storia della Triestina e alla passione dei suoi tifosi. Poi comunque non bastano persone con i soldi, ma serve anche gente competente nella gestione della società».

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