La Triestina raddrizza nel finale la battaglia con il Piacenza
L’1-1 finale ha fatto tirare al Rocco un sospiro di sollievo ma ci sarà ancora da soffrire

TRIESTINA-PIACENZA 1-1
TRIESTE I più entusiasti pensavano che con il Piacenza sarebbe stata una gara agevole. Chi invece ha vissuto da vicino tanti spareggi sapeva che la sfida del Rocco sarebbe stata una battaglia di nervi. E così è stato con la Triestina che nel finale ha raddrizzato, con il Piacenza in nove, un mezzo harakhiri e gli ospiti invece che lo hanno consumato nei minuti finali.
L’Unione con il pari ha fallito un set-ball per quella salvezza alla quale gli emiliani restano aggrappati anche se con un filo sottilissimo. Non si è vista la stessa Triestina delle ultime settimane perché questa squadra ha dimostrato di dover imparare tanto e in fretta quando si tratta di giocare gli scontri diretti. Era già successo a Mantova, il fatto si è ripetuto domenica pomeriggio. Il pari è meritato ma l’Unione si è fatta invischiare dall’atteggiamento coperto, provocatorio e falloso degli uomini di Abbate.
La mancanza di un bomber che risolva le partite pesa e lo si sapeva. Le assenze in mediana della geometria di Celeghin e del dinamismo di Crimi (stop durante il riscaldamento) non sono indifferenti. Ma quel che ha pesato di più è stata la mancanza di lucidità e pazienza nell’imbastire la fase offensiva. Ben venga il pari in 11 contro 9 (che serve a tenere a distanza l’ultima piazza ma non dà garanzie in chiave play-out) ma Gentilini dovrà lavorare a fondo per trasmettere al gruppo la mentalità adatta per un finale di torneo di sofferenza.
L’IMPASSE Sin dalle prime battute si capisce che la Triestina non ha il ritmo delle ultime gare. Il merito è anche del Piacenza che si schiera a cinque nella zona centrale e non ha fretta di affondare. Anzi nei primi 20’ di gioco è Matosevic a dover intervenire in due occasioni. Pian piano l’Unione si assesta ma sfrutta pochissimo le fasce. I lanci lunghi hanno pochi sbocchi e la mediana, pur ben strutturata con Gori e Lollo, non riesce a far ripartire l’azione con la velocità necessaria.
LE OCCASIONI La Triestina si fa più intraprendente ma non incisiva. L’unica chance di passare se la costruisce Tavernelli il cui destro fulmineo trova pronto Rinaldi. Anzi nel finale una voleè di Plescia sul primo palo mette i brividi ai quai 4 mila del Rocco.
LO SHOCK Gentilini presenta subito Ciofani a sinistra al posto di Rocchetti (infortunato). Proprio da quella parte Parisi (4’) sfonda e crossa per la spizzata di Morra, Matosevic si supera ma il tap-in di Chierico è letale. La Triestina che avrebbe dovuto vincere è sotto e con il morale a terra.
L’ESPULSIONE Ma l’arbitro Penettella, contestatissimo dagli ospiti, ridà fiato allo spirito dell’Unione quando allontana al 10’ Cosenza reo di un fallo da giallo (il secondo) su Mbakogu. Abbate toglie una punta (Plescia) ma anche Gentilini interviene. Fuori Gori e Paganini e dentro Palomo e Felici con Germano che va in mediana. Gli alabardati spingono ma la manovra, fatta soprattutto di lanci, è poco fluida e continua .
IL MEZZO SORRISO Il tecnico alabardato rompe gli indugi. Predispone la difesa a tre e getta sul campo Minesso e Adorante. La trazione anteriore porta a un cross di Tessiore colpito in modo perfetto di testa da Malomo, la palla però sbatte contro il palo con Rinaldi battuto. Sembra il segno di un destino sciagurato ma i piacentini continuano a menare e arriva il rosso per Accardi al 40’ . Passano 2’ e finalmente con un’azione in area Mbakogu passa bene la palla a Piacentini la cui stoccata fa esplodere il Rocco. Un gol importantissimo che di fatto chiude la sfida.
Il pareggio con oltre mezz’ora in superiorità numerica è il minimo sindacale. Poteva andare peggio, molto peggio. Ora la Triestina deve far tesoro di questa lezione. Perché le prossime gare per la salvezza saranno tutte così. —
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