Triestina, l’urlo dell’ex Piscopo: «Per ripartire dalla D serve credibilità, non solo conti in ordine»
Il difensore protagonista della rinascita post-2012 analizza il ritorno nei dilettanti: «Fa male vedere questa disaffezione. Serve un uomo di calcio che sappia parlare alla piazza. Onore ai ragazzi di quest'anno: giocare con il peso dei debiti in testa è un’impresa»

Dal 2012 al 2016, Luca Piscopo ha vissuto da protagonista le quattro stagioni della rinascita alabardata dopo il fallimento. Il difensore goriziano che tra qualche settimana compirà 38 anni, ha prima contribuito alla salita della Triestina dall’Eccellenza alla D, poi è stato fondamentale per mantenere la categoria in un paio di rocambolesche salvezze ai play-out con Dro e Liventina, mentre fuori dal campo succedeva di tutto fra Mehmeti, Mbock, Pontrelli e Favarato. Uno che insomma ha vissuto sulla propria pelle anche cosa vuol dire giocare in certe situazioni societarie e in categorie dove purtroppo ora l’Unione tornerà.
Piscopo, che effetto fa veder ricascare la Triestina così in basso?
«Sicuramente non è piacevole vederla tornare in D e soprattutto vedere la situazione che la Triestina sta vivendo da tempo tra numerosi cambi di proprietà che hanno penalizzato la squadra, con una progressiva disaffezione della tifoseria. Sappiamo tutti la storia del club e sarebbe un peccato che si continui con questa linea senza un cambio di rotta».
Quest’ultima gestione sembra voler mettere a posto i conti.
«Io dico che al di là dell’aspetto economico e dei debiti che ovviamente vanno saldati, Trieste ha bisogno di vedere nei prossimi anni un progetto sportivo degno del suo nome, con una visione che sia diametralmente opposta a quanto visto negli ultimi anni, a prescindere dalla categoria. Che si riparta con la voglia di fare davvero calcio».
Cosa servirà per ripartire dalla D?
«La parola giusta è credibilità. Oltre al progetto, è necessario che ci sia una persona seria dell’ambiente che sappia di calcio. Una figura che sia credibile anche per la gente. Solo così si riconquista il sostegno dei tifosi: perché io ricordo un attacco e un affetto viscerali da parte della gente all’Unione, e la gente che si è allontanata va riconquistata».
Anche se prima in Eccellenza e poi in D, cosa ha provato a portare la maglia della Triestina per quattro anni?
«È stato incredibile giocare con la maglia alabardata, nonostante la categoria è stato davvero qualcosa di speciale perché è una piazza dove ti senti calciatore a tutti gli effetti. Ho vissuto anni emozionanti e bellissimi, ma sono stati anche anni sportivamente molto difficili tra varie disavventure societarie e, anche all’epoca, continui cambi di proprietà».
Cosa le piacerebbe vedere da tifoso alabardato?
«Da tifoso e da sportivo con la Triestina nel cuore, mi piacerebbe vedere una proprietà sana, ancora meglio se fosse di Trieste, ma in ogni caso la cosa fondamentale è che si possa soprattutto ripartire da basi solide, idee chiare e serietà».
Anche lei ha giocato con situazione societarie drammatiche: cosa si crea in quei frangenti fra i giocatori?
«Non è affatto facile, perché si tratta di ragazzi normali che si trovano ad affrontare situazioni scomode, ragazzi che col calcio ci lavorano e ci vivono e quando ci si trova in certe situazioni non è facile rendere al massimo in campo».
La Triestina di quest’anno, comunque, non ha mai mollato.
«Questo significa che a livello sportivo e umano ci sono stati valori importanti che lo staff e chi è vicino alla squadra è stato capace di trasmettere. Quindi grande merito ai ragazzi che hanno onorato alla grande la maglia in questa situazione, perché inevitabilmente la testa va alle problematiche e quando non giochi libero c’è il pericolo di rendere meno».
Lei intanto gioca ancora e con la Juventina ha ottenuto un risultato storico, vero?
«Sì, per noi è stato un anno speciale visto che abbiamo vinto la Coppa Italia regionale di Eccellenza. La mia idea è quella di continuare ancora a giocare. Ho comunque già fatto il patentino Uefa B che consente di allenare fino alla D, ma mi sento ancora calciatore e voglio ritagliarmi ancora qualche anno a giocare».
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