A Trieste il Panathlon diffonde la Carta dei diritti del ragazzo e dei doveri dei genitori

Un documento di etica sportiva all’insegna del fair play Alcune società lo hanno già fatto proprio e altre hanno dimostrato interesse

TRIESTE Lo sport va a scuola di etica. E la lezione stavolta chiama in causa anche i genitori, perchè c’è modo e modo per vivere lo sport e trarne insegnamenti di vita. È già stato diffuso a qualche società locale (ma nelle prossime settimane la distribuzione verrà estesa) un documento predisposto dal Panathlon che vuole definire alcuni criteri per quanto riguarda l’attività dei giovani e il ruolo dei genitori. Un’iniziativa che sta già incontrando consensi. Il documento è diviso in due parti. La Carta dei Diritti del ragazzo nello sport e la Carta dei Doveri del genitore nello sport.

Due pagine che vogliono tracciare un percorso, come spiega il presidente del Panathlon Club Tieste Andrea Ceccotti: «Ideali, valori, fait-play devono far parte del patrimonio di chi fa sport. Perchè i risultati tecnici sono importanti ma biasogna considerare che anche quello che si impara nel mondo dello sport contribuisce a formare gli uomini e le donne di domani. Stiamo presentando qauesta carta alle società sportive e ci fa piacere vedere che c’è interesse e voglia di trasmettere questi messaggi ai ragazzi e ai genitori».

La Carta del ragazzo nello sport prevede, tra gli altri questi diritti: «Praticare sport (senza l’assillo dell’agonismo). Divertirsi e giocare. Vivere in un ambiente salutare. Essere trattati con dignità. Essere allenatied educati da persone competenti. Ricevere un allenamento adatto alla loro età, ritmo e capacità individuale». Ma c’è un diritto in particolare che in due righe vale un saggio di etica sportiva: «Avere la possibilità di diventare campioni oppure di non esserlo».

Più lunga - inevitabilmente - e complessa la Carta dei Doveri del genitore. Ecco qualche impegno che un genitore dovrebbe sottoscrivere. «La scelta della disciplina sportiva preferita spetta ai miei figli in totale autonomia e senza condizionamenti da parte mia». «Non chiederò agli allenatori dei miei figli nulla che non sia utile alla loro crescita e commisurato ai loro meriti o potenzialità».

Riproduzione riservata © Il Piccolo