Acegas, un mese per il futuro

TRIESTE. Nessuna nuova? Pessima nuova. L’Acegas (intesa come squadra) oggi è costretta all’inattività dal forfait di Napoli. Inattiva anche la Pallacanestro Trieste (intesa come realtà societaria) e questa è un impasse più preoccupante.
LO STALLO Apparentemente nulla è accaduto rispetto all’assemblea dei soci di dieci giorni fa, preceduta da un’attesa quasi spasmodica. È entrato in società Luigi Brugnaro, patron della Reyer, ma si sa già che non sarà lui il socio di riferimento, quello destinato - per intenderci - a garantire al basket triestino quello che ha rappresentato in questi anni l’Acegas. I contatti in corso con altri soggetti sono rimasti per ora allo stadio di contatti. Ma intanto è passato altro tempo e, se la matematica non è un’opinione, per far tornare i conti della stagione in corso mancherebbero ancora all’appello poco meno di 100mila euro. Non una cifra enorme per un club che partecipa al secondo campionato di basket italiano ma ripensando al recente passato, quando per recuperare grano si è deciso che l’unica possibilità era rinunciare ai due Usa (e di conseguenza alla possibilità di giocarsi i play-off) c’è di che essere moderatamente pessimisti.
LE DIFFICOLTÀ Il problema maggiore è tuttavia legato alla programmazione del futuro. L’unica certezza in questo momento è che l’Acegas ha già acquisito il diritto a partecipare alla prossima LegaDue. Un mistero invece se e con quali risorse vi parteciperà. Domande che devono trovare una risposta entro un mese. Gli imprenditori hanno già in larga parte programmato gli investimenti per la prossima stagione e più passa il tempo più si complica la caccia a chi abbia voglia di mettere mano al portafogli. Bisogna mettersi a correre, scuotendosi dai ritmi compassati mantenuti finora. Di fronte alla mancanza di fondi, infatti, potremmo obiettare che se non esiste un socio forte da 100mila euro si può provare a cercarne tanti con importi minori ma serve un progetto forte come catalizzatore.
Un esempio per non andare troppo lontano: l’estate scorsa i tifosi della Triestina con la massima disponibilità della dirigenza del club si inventarono la “Festa alabardata”: il presidente a spinare boccali di birra , i giocatori a fare gruppo e soprattutto 500 abbonamenti staccati in poche ore. Se all’Acegas il clima da sagra non piace, potrebbe sempre organizzare una cena aperta a imprenditori e tifosi Vip...L’importante è inventarsi qualcosa, perchè la manna dal cielo è da un pezzo che non arriva più.
Nella caccia a nuove risorse sarebbe forse il caso di ripensare anche a certe strategie. Esiste una squadra che, costretta a giocare in versione austerity, si batte ogni domenica e pur vincendo raramente, grazie al carattere e all’entusiasmo dei giovani la banda di Dalmasson (coach in scadenza di contratto con un’opzione per il rinnovo che non risulta essere stata ancora esercitata) è riuscita a riaccendere l’orgoglio della tifoseria. Se ci sono 2mila persone al PalaRubini anche con il team indebolito significa che basi per costruire ci sono e che la passione di Trieste c’è ancora e non è poca.
Questa passione, tuttavia, va alimentata anche fuori dal parquet. E invece il peggioramento dei rapporti tra la prima società locale - che pure negli ultimi anni ha attinto anche dagli altri vivai come dimostrano Ruzzier, Tonut o Urbani - e diversi sodalizi minori triestini rappresenta il segnale più grave. Lo strappo non serve a nessuno. Soprattutto adesso. Sulle polemiche non si costruisce nulla. Men che meno un futuro che è già abbastanza nebuloso.
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