Adami: «Avevo avvisato Giust tre giorni prima della partita»

TRIESTEHa destato grande clamore il caso, registrato da Il Piccolo nell’edizione di ieri, dell’arbitro Ezio Giust, 2500 partite in carriera e in attività a 69 anni in seguito a una deroga, che...

TRIESTE

Ha destato grande clamore il caso, registrato da Il Piccolo nell’edizione di ieri, dell’arbitro Ezio Giust, 2500 partite in carriera e in attività a 69 anni in seguito a una deroga, che recatosi ad arbitrare una gara si era visto rimpiazzato in quanto non più in regola. Sulla vicenda interviene il presidente del Comitato Fvg della Fip, l’avvocato Giovanni Adami, per offrire la propria versione.

«Non ho intenzione di sollevare alcuna polemica ed, anzi, colgo l'occasione per ringraziare una colonna del mondo arbitrale triestino. Tuttavia credo che siano stati, incolpevolmente da parte del giornalista, omessi alcuni passaggi.

Ho curato personalmente la richiesta di deroga da parte di Ezio Giust per poter arbitrare ancora nonostante i 69 anni compiuti rispetto al limite di regolamento previsto per 65. Ho cominciato ad interessarmi circa un anno fa e, devo essere sincero, sono rimasto molto impressionato dalle email che ricevevo da parte di società locali che mi chiedevano di spingere affinché il mondo del basket triestino non perdesse una persona di "valore" e di "valori".

Purtroppo, nonostante il Presidente Cia (Comitato Arbitri, ndr) Tedeschi abbia preso a cuore la vicenda, in data 6 novembre è giunta in sede a Trieste la comunicazione ufficiale per cui non era possibile concedere deroghe stante il raggiunto e oltrepassato limite di età. Ho chiamato sul numero fisso di casa Giust la sera stessa non trovandolo. Ho lasciato detto che avrei richiamato il giorno successivo. Nella mattinata di mercoledì 7 novembre al secondo tentativo sono riuscito a parlare con Ezio e la chiamata è durata una ventina di minuti. Ho spiegato la novità negativa e, quindi, l'assenza di deroga per l'arbitraggio nella stagione 2018/19. Ho, altresì, promesso che avrei cercato in tutti i modi di mantenere il valido arbitro e la valida persona all'interno del gruppo. Quindi mercoledì mattina, tre giorni prima della partita per cui era stato originariamente designato ed alla quale si è presentato, aveva avuto contezza da parte mia della sua situazione.

Ho preferito fare personalmente la telefonata perché mi ero interessato alla questione fin dalle prime battute ed anche perché penso che il ruolo di vertice comporti onori ma anche oneri e comunicazioni, come in questo caso, difficili. Ho, quindi, tolto un compito che probabilmente era di altri, ma l'ho voluto fare proprio per la delicatezza del caso. Il sabato sera successivo Ezio mi ha chiamato non appena rientrato a casa dalla partita chiedendomi "cosa fosse successo" e, cercando di tranquilizzarlo, non ho fatto altro che ripercorrere la chiamata del mercoledì precedente. Ho continuato ad interessarmi alla sua situazione anche nei giorni successivi comunicandogli alcune ipotesi di attività futura e comune. Stamane (ieri, ndr), dopo aver letto l'articolo, gli ho spiegato, sempre per chiarezza estrema, che non mi sarei più interessato al suo caso». —



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