Adriatica - IonicaRace, Viviani domina a Trieste

TRIESTE. Quattro vittorie del miglior corridore italiano in linea. Il successo finale di un ventenne scalatore colombiano che già promette anche in vista delle grandi corse a tappe. Un ordine d’arrivo sul traguardo di Trieste che trasuda nobiltà.
L’AdriaticaIonicaRace al debutto supera, insomma, tutti gli esami. Non si è trattato di un’esperienza episodica. Moreno Argentin ci riproverà. Probabilmente in un’altra data, probabilmente ampliando il numero delle date, probabilmente ritoccando il tracciato perchè le suggestioni non mancano. C’è la volontà di allargarsi a Slovenia e Austria nel rispetto dello spirito dell’iniziativa, c’è una mezza idea per provare a realizzare quella che qualche ds messosi di traverso al Giro qualche anno fa finora aveva confinato nell’utopia: il Crostis.
PRESENTE. Intanto, però, torniamo al presente. Un presente con due volti, Elia Viviani e Ivan (con l’accento sulla a) Ramiro Sosa Cuevo. L’oro olimpico di Rio e vincitore della classifica a punti del Giro sta vivendo un momento d’oro. Allo sprint, almeno sulle strade italiane, di questi tempi c’è incertezza solo su chi gli guarderà la ruota più da vicino. Sul circuito triestino, versione riveduta e capovolta di quello collaudato per l’atto finale del Giro d’Italia 2014, Viviani mette alla frusta la sua Quick-Step per servirgli, davanti a piazza Unità, la spinta giusta per ampliare la collezione. Volatona da padrone, come il giorno prima a Grado, ancora più che a Grado.
E stavolta, dietro, c’è tanta roba. Non che non ci abbia provato, Marc Cavendish. Sabato a Grado aveva lottato bene contro lo sterrato, ieri si è messo di buzzo buono per cercare di sorprendere e anticipare Viviani. Ma al britannico il traguardo di Trieste non dice buono. Giro d’Italia 2009. Seconda tappa, sprintone annunciato. Cavendish è in rosa ma sulle Rive viene infilzato da Alessandro Petacchi. Nove anni dopo altro giro, altro percorso, mettiamo pure altro Cavendish perchè gli anni passano anche per l’ex iridato, ma la sostanza non cambia. A vincere è quella volta come adesso il miglior velocista italiano del momento.
FUTURO. Moreno Argentin ha portato avanti caparbiamente il proprio progetto. La stanchezza dei cinque giorni di tour de force («Ragazzi, ho scoperto che fare l’organizzatore è ancora più stressante che correre in bicicletta») smorza la capacità di sorridere ma si toglie comunque sassolino. «Io sono sempre stato convinto del potenziale di questa manifestazione, magari non tutti la pensavano come me. Contrariamente a quello che succede altrove dove smettono di allestire corse, noi ci crediamo e vogliamo continuare. Farò tesoro dei consigli e dell’esperienza di questi giorni. L’intenzione è di ampliare l’iniziativa».
C’è una priorità nel disegno della prossima AdriaticaIonicaRace. «Il primo passo sarà estenderci ad Austria e Slovenia, non posso darlo per scontato perchè bisognerà trattare con altri Paesi ma faremo di tutto per riuscirci. Probabilmente modificheremo la data. Potrebbe essere prima del Giro oppure durante il Tour de France in modo da avere al via i big che non saranno alla Grand Boucle. Di sicuro cercheremo di portare squadre di vertice».
Argentin incassa i complimenti di Gianni Savio («Hai riportato il grande ciclismo in regioni dove negli anni sono scomparsi gli appuntamenti tradizionali») e dice la sua sul circuito di Trieste. Vale i Mondiali, come dice Enzo Cainero? «La città lo meriterebbe, il colpo d’occhio è stupendo. Bisogna estendere il circuito a 15-18 chilometri inserendoci una salita ma con il Carso a disposizione non sarebbe un problema».
E a proposito di Cainero, potrebbe essere l’AdriaticaIonicaRace l’occasione per vedere una carovana di corridori sul Crostis? Argentin lascia aperta più di una porta. «Di Enzo mi fido, noi non siamo il Giro d’Italia che ha un’organizzazione e una carovana più complessa. Siamo una realtà più piccola, sono già in parola per andare a fare un sopralluogo. Una corsa come questa può permettersi di esplorare anche strade nuove».
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