Triestina, Borra: «Sono certo che la squadra saprà risalire»

Parla il portiere con una carriera nelle categorie superiori: «La piazza mi ha convinto e anche la possibilità di giocare con continuità. Con il lavoro supereremo le difficoltà»

Antonello Rodio
Borra
Borra

È arrivato alla Triestina il 25 settembre e due giorni dopo era già titolare, per cercare di portare esperienza fra i pali: il portiere alabardato Daniele Borra, nella scelta quasi totalitaria in serie D di affidare la porta a un under, rappresenta una vera rarità.

Borra, per un portiere è molto raro arrivare a campionato iniziato: come ha vissuto questa situazione?

«Sì, è la prima volta che mi capita di trovare squadra dopo fine mercato, quindi è stata una cosa nuova per me. Ma l’ho vissuta in maniera serena, mantenendo la tranquillità e la concentrazione che per un portiere sono fondamentali».

Dopo tanti anni fra i professionisti, quanto pesa scendere in serie D?

«Sinceramente quando ho ricevuto la chiamata della Triestina non ho avuto dubbi, avrebbe potuto essere anche in Eccellenza. Certo che la categoria conta, ma in questo caso la decisione è dipesa dal prestigio della piazza».

Negli ultimi anni in categorie superiori ha giocato poco: ha contato nella scelta anche la voglia di giocare?

«Anche quello è stato certamente importante, la possibilità di ritrovare il campo con continuità è stato senza dubbio uno stimolo in più, ma a maggior ragione poterlo fare in una piazza come Trieste».

Come si descrive come portiere?

«Cerco di assicurare la maggior continuità possibile, quello per me è un portiere forte, non quello che fa una partita da 9 ma quella dopo da 4. Inoltre mi trovo a mio agio sulle palle alte, ma su tutto c’è sempre da migliorare e non si finisce mai di farlo».

Lei è arrivato in una situazione difficile per la squadra: che ambiente ha trovato?

«Quando sono arrivato c’è stata subito la sconfitta con il Cjarlins e non è stato un esordio tra i migliori, però devo dire che ho trovato un ambiente unito, un gruppo che lavora e crede in quello che fa. Per cui sono convinto che alla lunga potremo dimostrare i nostri valori».

Quindi è convinto che la Triestina potrà risalire?

«Senza ombra di dubbio, siamo consapevoli dei nostri mezzi, ma potremo risalire la china solo ragionando partita per partita. Chiaro che si vogliono ottenere subito risultati e se arrivano tanto meglio perché permettono di lavorare più serenamente, ma col lavoro saremo in grado di superare questi momenti difficili».

Il primo impatto con i tifosi?

«Non mi aspettavo che dopo aver subìto un 3-0 ci sostenessero in questo modo, finora il loro supporto è stato notevole: con loro al nostro fianco ad aiutarci, avremo più carica per scalare la classifica».

Si dice che è stato preso anche per la capacità di comandare la difesa: è così?

«Questo non lo so, io quando c’è stata la possibilità di venire l’ho colta con l’obiettivo di giocare e fare il meglio possibile. Sicuramente la mia esperienza può aiutare, ma io mi metto al servizio di squadra e compagni, cercando di trasmettere certi valori e consigli ai più giovani, che possono essere utili in alcuni momenti della partita».

A Mortegliano ha guidato una difesa composta da tre under su quattro giocatori: che effetto ha fatto?

«Il regolamento impone l’utilizzo degli under e in quella gara tre erano in difesa, ma non è un problema, i ragazzi sanno che devono rispondere presente. Noi possiamo dare loro consigli, ma sanno che devono cercare di crescere se vogliono aspirare a categorie superiori e quindi devono ragionare come over. E da parte loro c’è piena disponibilità a essere aiutati».

A Torregiani e Turrini ha praticamente portato via il posto: qual è il rapporto con loro?

«Ci troviamo bene, loro cercano di allenarsi al meglio e apprendere più cose possibili: sono due ottimi ragazzi e a loro aggiungo anche Sartoris. Insieme al preparatore che è valido e preparato formiamo un bel gruppo».

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