Alcuni biancorossi sembrano stanchi La gestione è nelle mani del coach
Step by step, l’Alma Trieste vince gara 3 mettendo il primo fastidioso granello di sabbia nell’oliato ingranaggio cremonese, un modo come un altro per non regalare sonni tranquilli a Crawford e soci. Diamo una chiave di lettura sulle possibili variabili in vista di gara 4.
Gestione delle fatiche
Ad un certo punto di gara 3 sembrava che Trieste e Cremona fossero con la spia della benzina accesa di un rosso vivo. I playoff sono stancanti, sia mentalmente che fisicamente, consumano energie fiaccando inesorabilmente gli acciaccati. L’Alma da questo punto di vista sta peggio della Vanoli: Dragic (coscia), Wright e Fernandez si trascinano orgogliosamente, mentre la truppa di Sacchetti è sanissima. E’ anche vero che Trieste ha 12 giocatori e Cremona 7/8, per cui la chiave sarà la calibratura degli effettivi da parte di coach Dalmasson, attingendo coraggiosamente dalla panchina, come nel caso di Strautins. Spendere qualche minuto di Coronica su Saunders o Crawford?
Spegnere la luce
Trieste ha dominato per lunghi tratti di gara tre perché ha spento la luce della regia. Una difesa superlativa su Diener e l’aver speculato sull’emotività ormai conclamata di Ruzzier all’Allianz Dome, ha fatto si che i leader lombardi facessero fatica ad entrare nel match, ricorrendo come extrema ratio alle soluzioni personali dell’ultimo quarto. Come sempre nel basket rallentare l’ingresso ai giochi dell’avversaria è un ottimo viatico ad “inquinare” la fluidità dell’attacco.
Corri Alma, corri…
La transizione. Le fortune stagionali della squadra di Dalmasson si sono rette su uno straordinario impatto del rapido contropiede (primario o secondario); Dragic quando parte non lo fermi e si mette in ritmo per le triple, Cavaliero si innesca dall’arco o fa volare Mosley, insomma tutto e tutti ne giovano. Potrebbe essere un controsenso rispetto a quanto detto sopra sugli infortunati, invece non lo è; quando si vede il risultato, la testa e il morale nascondono le magagne .
“Red Wall”
La “marinaresca” cantata a squarciagola, con una coreografia impattante di quel tipo, scuote anche l’asceta più integralista chiuso in un convento. Nessun essere umano dotato di circolazione sanguigna nella media può restare impassibile, i giocatori respirano un clima unico, gli sforzi si moltiplicano a dismisura. —
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