Triestina, l’ex capitano Lambrughi: «Ci vorrebbe un nuovo Biasin»
Intervista all’ex pilastro della difesa alabardata ora alla Pergolettese: «Mi dispiace per l’Unione, applausi alla squadra»

Dal gennaio 2018 all’estate 2021, per tre stagioni e mezzo Alessandro Lambrughi è stato il pilastro della difesa alabardata: tra campionato e Coppa Italia ha messo assieme 112 presenze con la Triestina e sette anni fa da capitano sfiorò la promozione in serie B con l’Unione. Sembrano passati secoli viste quante ne sono successe sotto San Giusto, ma intanto il difensore domani sera sarà di nuovo avversario della Triestina in quella che per la sua Pergolettese è una gara fondamentale in chiave salvezza.
Lambrughi, cosa ne pensa di tutta la situazione che sta passando la Triestina, dalle penalizzazioni alla quasi certa retrocessione, dalle indagini alle vicende societarie?
«Difficile esprimersi dal di fuori, sicuramente c’è una percezione diversa rispetto a chi le cose le vive da dentro. Posso solo dire che da fuori credo sia una situazione logorante per la piazza, quasi una specie di eutanasia. Non si capisce perché siano state fatte determinate scelte. Però non giudico certamente chi c’è adesso a gestire perché forse ci sta provando davvero a sistemare le cose».
Che cosa si augura?
«In generale credo ci sia bisogno comunque di un cambio netto di passo, di voltare pagina, insomma di un progetto diverso. Diciamo che servirebbe un nuovo Mauro Biasin».
Nonostante tutte queste difficoltà, sul campo però la Triestina continua a non mollare: che ne pensa?
«Credo che il bello di questa situazione sia proprio il gruppo tecnico, dagli staff che si sono succeduti ai giocatori. Pur con comprensibili alti e bassi, la squadra si è infatti dimostrata all’altezza della situazione. Certo, si suol dire che in circostanze come queste bisogna pensare al campo, ma io questa situazione l’ho vissuta diverse volte ed è ovvio che un giocatore ne venga influenzato, non è facile trovare continuità sul campo in condizioni di caos generale».
Non può scattare in queste circostanze anche la voglia del gruppo di mettersi in mostra e fare bene nonostante tutto?
«Certo. Ma ripeto, io queste situazioni in passato le ho vissute e non è scontato che sia così. È più facile esprimersi quando la situazione è limpida sul piano societario: possono poi entrare in gioco le dinamiche della rivalsa, ma non c’è la serenità che hai quando la situazione è normale al cento per cento».
La Triestina che incontrerete rispetto all’andata è oggettivamente più debole senza Ionita, Crnigoj, Gunduz e Moretti: sarà più facile per voi?
«Assolutamente no, anche col Cittadella la squadra alabardata ha dimostrato che è viva, quindi per noi sarà una partita difficilissima come le altre. Sul campo la Triestina ha fatto un punto più di noi, per cui noi lo consideriamo a tutti gli effetti come uno scontro diretto».
In trasferta però la Triestina ha un rendimento disastroso.
«Allora le auguro di vincerle tutte in trasferta, ma dopo la gara di domani. A parte gli scherzi, è vero che i numeri parlano, ma ogni partita fa storia a sé. Non so come mai hanno fatto molti punti in casa e pochi fuori, ma il valore della squadra c’è sempre stato, solo che certe annate si incalanano in questo modo».
La situazione della Pergolettese? Potete puntare alla salvezza diretta?
«Non dico nulla, dall’anno nuovo ci siamo detti di pensare partita dopo partita, cercando di fare il massimo ogni settimana e ripromettendosi di guardare la classifica verso fine marzo e tracciare una linea».
Che partita sarà quella di venerdì?
«Una gara ad alta tensione tutta da giocare, dove il livello di attenzione sarà massimo da entrambi e nella quale tutte e due proveranno a vincere. Poi come spesso accade saranno determinanti gli episodi.
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