Allegri rilancia il faraone per stoppare la Juventus

El Shaarawy in campo dal primo minuto allo Stadium mentre il tecnico rossonero apre le porte a Ibrahimovic: «Chi non vorrebbe avere in squadra uno come lui»

MILANO. Si dice che Zlatan Ibrahimovic cerchi casa a Milano. Se cercasse anche una nuova squadra, a Massimiliano Allegri non dispiacerebbe allenarlo ancora al Milan. «Chi non rivorrebbe un giocatore come lui, ma servirebbe un “taglione” all’ingaggio» sorride il livornese, memore di come lo svedese «è stato determinante nell’anno dello scudetto». Il suo ritorno è nulla più di una suggestione, anche perché non è certo nemmeno il futuro rossonero di Allegri, che intanto sta lavorando sul potenziale erede di Ibrahimovic: «Credo che Balotelli abbia tutte le possibilità di diventare come Zlatan nei prossimi anni».

Causa squalifica di tre giornate, Balotelli non potrà essere protagonista nel big match di questa sera a Torino contro la Juventus. E, causa riduzione della squalifica a due turni, ha rinunciato al blitz di martedì a New York per la cerimonia dei 100 personaggi più influenti scelti da Time per il 2013. «Lo ha deciso Mario, con grande professionalità e responsabilità, per prepararsi al meglio alla partita con il Catania» spiega Allegri, pronto a rilanciare da titolare Stephan El Shaarawy, dopo averlo fatto partire dalla panchina contro il Napoli attirandosi non poche critiche: «È stata una scelta tecnica che rifarei, una panchina non cambia assolutamente il mio giudizio nei confronti del ragazzo e il suo valore - ribadisce l’allenatore -. Domenica non sono stato nè coraggioso nè temerario, l’assenza di El Shaarawy era annunciata. Con la Juve El Shaarawy gioca, stavolta sono più chiaro».

L’ideale, per il Milan, sarebbe anche che El Shaarawy ritrovasse la sua impressionante media gol, aiutando la squadra a invertire un trend negativo con le prime 7 in classifica. «Per arrivare al terzo posto non puoi scendere sotto la soglia dei 70 punti, non conta contro chi li ottieni», taglia corto l’allenatore, che a 6 giornate dal termine è arrivato a quota 59, 15 in meno della Juventus a un passo dal bis scudetto.

La sfida è preceduta anche dall’anteprima del libro in cui Andrea Pirlo racconta di essere andato alla Juventus per evitare la «noia da Milan», spiegando che Allegri voleva usarlo come mezzala. «Il suo ruolo era davanti alla difesa, ma il Milan aveva intrapreso una strada diversa per caratteristiche dei giocatori», è la spiegazione dell’allenatore, che a Torino dovrà neutralizzare Pirlo e le mosse tattiche di Antonio Conte, che ultimamente non ha gradito alcune statistiche di Adriano Galliani sui gol segnati dalle due squadre in Champions League. «Sono solo numeri, Conte non se la deve prendere - ha notato Allegri -, allena la squadra più forte del campionato. È permaloso? Non so se sia permaloso, ha un carattere diverso dal mio». E chissà se un giorno il livornese potrebbe sedersi al posto di Conte sulla panchina bianconera? «Ora faccio fatica ad allenare il Milan... - sorride il tecnico, legato ai rossoneri fino al 2014 - Con i se e con i ma non si va da nessuna parte...»

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