Allianz, adesso serve una prova d’orgoglio. Riunione per dare una risposta a Trento

Dopo la prestazione scialba di Bologna tecnici e squadra al lavoro in vista della difficile trasferta di mercoledì. I problemi da risolvere 
Un’azione della gara della Segafredo Arena Foto Ciamillo/Lasorte
Un’azione della gara della Segafredo Arena Foto Ciamillo/Lasorte

TRIESTE È il momento di fare appello all’orgoglio. Anzi, chiamiamolo pride, così è comprensibile anche a quelli che sembrano in queste settimane i più neghittosi della compagnia.

E probabilmente la parola orgoglio è risuonata anche ieri nello spogliatoio dell’Allianz durante la riunione tra staff tecnico e giocatori per confrontarsi dopo la prestazione di Bologna, fallimentare dal punto di vista caratteriale. Mercoledì sera si viaggia di nuovo. A Trento, dove hanno abbattuto di recente Milano e Venezia. Se poche ore non possono ridare la forma appannata, possono però dare una scossa emotiva e mettere ciascuno di fronte alle proprie responsabilità.

I DUE VOLTI La serie A giunta alla ventiseiesima giornata attribuisce ancora all’Allianz un posto tra le prime otto. Per mesi ormai Trieste, nonostante lo stop per il Covid, ha mostrato al panorama baskettaro nazionale di meritarsi un posto nei play-off, vincendo cinque volte in trasferta, portando un giocatore (Alviti) in Nazionale, lontana dai patemi della salvezza, obiettivo stagionale raggiunto in largo anticipo.

Una squadra orgogliosa, di fronte a un momento difficile, reagirebbe con determinazione, quasi con rabbia, con la voglia di andare a prendersi quel risultato che ritiene le spetti. Una voglia così feroce da mascherare fisiologiche flessioni. Cattiveria. Spirito di sacrificio per fare di quei 160 minuti il countdown per un premio meritato.

Niente a che vedere con l’Allianz delle ultime esibizioni, con la pasticciata, remissiva, confusa prestazione alla Segafredo Arena. Non è piaciuto a nessuno vedere una squadra che già nel linguaggio del corpo di qualche giocatore preannunciava una sorte segnata. La Virtus - anzi, i due terzi della Virtus, vista l’assenza di quattro califfi - è superiore, d’accordo, ma chi perde senza combattere ha sempre torto. Domani a Trento l’Allianz ha la possibilità, vincendo, di fare un passo quasi decisivo verso i play-off. Perdendo con uno scarto inferiore ai 10 punti, verrebbe raggiunta ma rimarrebbe credibilmente in corsa. Perdendo ripetendo una prova come quella di Bologna si infilerebbe in un tunnel dal quale, con autostima a zero e pile scariche, farebbe fatica a uscire indenne.

GIOCO FISICO Eugenio Dalmasson negli spogliatoi ha denunciato che la sua squadra è in difficoltà contro chi pratica difese fisiche. Una sorta di deja-vu. È già successo in questa stagione ma era stato detto anche in quella passata. Preso atto di questa carenza, serve però una soluzione e la responsabilità in questo caso è tecnica. L’Allianz che ha vinto in questa stagione lo ha fatto giocando di squadra. Non lo fa più, troppe soluzioni individuali e forzature. Da Ros e Upson meritano il massimo rispetto per l’impegno e la devozione alla causa ma se nelle ultime settimane sono stati loro i Mvp vuol dire che qualcun altro ha girato a vuoto.

HENRY E DOYLE I due esterni Usa stanno diventando un corpo estraneo ed anarchico. Iniziative estemporanee, tiri scagliati senza logica (nè misura, vero Milton?), un sorriso fatalista quando servirebbero occhi di tigre e denti a sciabola. A Doyle non si chiede solo qualche tripla. Da Henry ci vorrebbe qualche segno di reazione: il bel giocatore visto in Supercoppa e al debutto in campionato contro Cremona non si è più ripetuto. E gli alibi sono finiti, dopo l’infortunio, il Covid con successive debilitanti cure, le incomprensioni con il coach e le panchine punitive. I minuti adesso li ha. Ma sono poveri di sostanza.

IL VICE LOBITO Fatalmente, i problemi sono sempre gli stessi. Se Juan Fernandez non gira, cala la notte. E il Lobito è il più spremuto della squadra. Le squadre avversarie, inoltre, capita l’antifona si occupano principalmente di disinnescare lui vista la difficoltà per Trieste a trovare alternative. Faceva tenerezza vedere il buon Tommy Laquintana, richiamato in panchina a Bologna dopo aver sprecato maldestramente un possesso, nascondere la testa sotto la maglia e singhiozzare. Il play pugliese, da avversario, impressionava per cazzimma, intraprendenza e applicazione difensiva. Con la maglia dell’Allianz addosso, però, ha marchiato una stagione insufficiente. Servirebbe un colpo d’ala nel finale. —


 

Riproduzione riservata © Il Piccolo