Attruia, classe ed esperienza per l’Under 16 Futurosa

TRIESTE Cinquanta anni compiuti a giugno, triestino con un passato da play giramondo in alcune tra le principali piazze della A anni ’80-’90 come Reggio Calabria, Roma, Forlì e Livorno, ma anche le due Bologna e al Rela Madrid. Rapido e lesto in campo con i suoi 178 cm quanto riflessivo nel suo attuale lavoro di consulente motivatore. Stefano Attruia, cresciuto nel Don Bosco, è certamente un valore aggiunto del Futurosa, raggiante nell’anno del decennale. Stefano guida una delle due formazioni U16, avventura iniziata proprio grazie ad una amicizia nata in via dell’Istria tanti anni fa.
«Effettivamente tutto nacque da un incontro con Davide Fornasaro, presidente e mio ex compagno di squadra al Don Bosco. Ci incontrammo e mi parlò di un progetto di lavoro con le scuole, per aprire spazi, talvolta inutilizzati, all’attività motoria, anche per bimbe e bimbi che non potevano beneficiarne per motivi economici o logistici. Progetto condiviso con Paolo Ravalico, direttore sportivo di Futurosa. Fu un incontro incentrato sui valori legati all’attività sportiva».
Nel “progetto con la scuola” di cui è responsabile formativo, c’è molto della professionalità dell’ex azzurro.
Ho seguito la formazione in questo progetto. Abbiamo coinvolto ragazzi inseriti nel progetto di alternanza scuola-lavoro, si educano così ragazzi educando altri ragazzi. Il lavoro è incentrato sulla persona, sullo sviluppo delle potenzialità, che in sintesi è il lavoro dell’allenatore. Da ex giocatore cerco di portare la mia esperienza e di dare una visione molto ampia del lavoro, in questo Futurosa ha una grandissima forza.
L’esperienza con le Under 16?
Abbiamo due squadre, la mia è quella più grande con ragazze del 2004 e alcune del 2006-07. L’altra di Jogan è composta da 2005-06. C’è uno spread notevole nel mio gruppo, ho ragazze di 15 e 12 anni, ma ne ho tre che giocano in B. Giochiamo contro Udine che ha una ragazza del 2004 che gioca in A2, a livello maschile sarebbe impensabile. L’U16 è un passaggio di frontiera molto interessante e critico. Il livello sale drasticamente, da un punto di vista psicologico le più giovani vanno dunque supportate e noi cerchiamo di abituarle piano piano al contesto senior.
Che gruppo è Futurosa?
C’è un grandissimo interesse delle nostre ragazze, sono molto presenti. Pochi giorni fa ero per strada e ho incontrato tutto il gruppo delle 2006. Festeggiavano il compleanno di una ragazza ma ho scoperto che lo fanno sempre, escono assieme per la festa di tutte.
Un’altra differenza rispetto al maschile.
I maschi giocano più per arrivare, le femmine più per il gruppo e questo è un grande valore. Lo sport deve insegnarti valori per tutti gli altri ambiti che frequenterai.
Cambiano i tempi, come vede i giovani di adesso?
Vedo una bella gioventù. In questa società vedo nei comportamenti, dalle grandi alle più piccole, lo spirito di famiglia. Abbiamo auvot di recente un torneo U14, ma con Simone Babich e Paccione ho voluto andare in panchina, o capita che giocano le piccoline e ti trovi Chiara Croce della B che siede con loro. Esempi di familiarità.
Torniamo al progetto con la scuola. Una pista che volete percorrere a lungo?
Certo. La parola chiave è inclusione, valore che portiamo nella parte agonistica. Il progetto con la scuola insegna i valori fondamentali nella vita e nello sport. Fa capire che ogni persona ha il suo progetto, le sue caratteristiche. Noi cerchiamo di svilupparle. —
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