Bossi: mi godo lo scudetto e sogno l’azzurro

TRIESTE. Nato a Trieste ma poi trasferito a Monfalcone, dove ha conosciuto i primi passi nel volley. Fino a diventarne interprete di valore mondiale e atleta vincente. Elia Bossi è l'esempio tipico dello sportivo del Venezia Giulia, "costretto" ad emigrare per cercare gloria, ma il trasferimento fin da liceale a Modena è stato finora la sua fortuna.
Quali sono le difficoltà che ha affrontato andando via da casa così giovane?
Non è facile scegliere: paura e ansie del futuro ti segnano. Andare a vivere e studiare lontano dalla famiglia, gli amici, poi...io giocavo solo al pomeriggio, era una cosa da dopolavoro, non sapevo dove sarei arrivato. In poco tempo, invece, dalle giovanili e la serie C, mi son trovato in A e ora da protagonista in una finale scudetto: un sogno!
Come è arrivato questo scudetto e quali emozioni ha offerto?
Lo scudetto lo sento decisamente mio, come tutti i trofei italiani conquistati in questa stagione gialloblù. Un'annata pazzesca per successi e risultati, ma anche lunga ed impegnativa. Vengo da due anni consecutivi senza mai fermarmi. Titolare a Molfetta, la gavetta e la Nazionale, tappa in Australia, l' Euroleague a Baku e poi a Dubai per il bronzo ai Mondiali u23. Lo scudetto è arrivato in un anno davvero speciale: la nostra forza è stata l'unione, il gruppo fantastico. Tutti a questi livelli si allenano duro e tante individualità sono forti: la differenza la fa la squadra, la chimica giusta.
Nemmeno 22 anni (li compirà in agosto, ndr), si avverte la fiducia da parte di Modena?
Sono in contatto continuo con la società, sento la fiducia dell'ambiente, ma ancora nulla è deciso. Quasi certamente prolungheremo il contratto, poi si vedrà se restare in gialloblù o fare un anno di esperienza altrove. A distanza di 3 settimane dallo scudetto la gente mi ferma quasi ovunque e chiede autografi e selfie; una sensazione bellissima, che ripaga dai tanti sacrifici. Abbiamo percepito un grande affetto e calore tutto l'anno, ma siamo stati "facili" da tifare. Me lo avevano detto in tanti: «vincere è diverso a Modena», e ora, avendolo vissuto, ho capito il perché.
Quale è il legame che rimane con Trieste e quale carratteristica triestina dovrebbe venir esportata a Modena?
Ci sono nato ed è la città che amo, bellissima. Mi piace, quando possibile, tornarci e stare con la famiglia e gli amici di Monfalcone, nonostante sia spesso impegnato e in viaggio. Sono certo legato all'idea di città di mare, che ha il proprio fascino, qualcosa di diverso e unico, ed è ciò che mi manca in Emilia.
Quali sono gli impegni per l'estate? È stato fatto un pensierino alla Nazionale?
La rosa di Modena si è separata, ognuno è andato con la propria Nazionale, chi ai preolimpici e chi alla World League. Noi altri a lavorare, ognuno a risolvere i propri acciacchi, riposando attivamente, sudando in palestra per farsi trovare pronti alla prossima stagione. Gli azzurri sono concentrati sull' Olimpiade: non ho avuto contatti per far parte della rosa ma è normale che si punti sulla vecchia guardia, su centrali esperti, e non biasimo certo il ct Blengini che non può fare delle scommesse con due obiettivi così ravvicinati e importanti.
Tutti bravi nella Dhl tricolore ma il "personaggio" è Ngapeth.
Per gli altri e visto da fuori appare come uno sbruffone e sopra le righe, e lo è sempre. Però si è contraddistinto per l'affetto verso di me, così come verso tutti i compagni: è un uomo fantastico, sempre sorridente e alla mano. È capace di trasformare in spettacolo le cose più difficili: lui e Bruno sono un binomio top, insieme a coach Lorenzetti. Cui devo tutto per la mia crescita e per questo traguardo tricolore.
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