Carapaz gioia d’Ecuador “Soldato” Nibali aspetta ancora l’arrivo dei rinforzi

I due corridori protagonisti anche nel cuore della gente Ciccone la speranza più concreta per l’Italbici in attesa di Aru 



Storie di Paesi e di borghi. Il Giro d’Italia è anche questo. Verrebbe da dire è soprattutto questo. Come l’Ecuador, paese in festa per il suo nuovo eroe. Prima c’erano stati il tennista Gomes, vincitore del Roland Garros 1990, poi il marciatore Perez Quezada primo medagliato olimpico nel 1996. Adesso il re è Richard Carapaz. L’altro giorno a Verona in conferenza stampa una giornalista di una radio dell’Ecuador, nel complimentarsi con lui, s’è messo a piangere. Storia di Paesi, come l’Italia: il Giro si è dimostrato ancora una volta passione popolare. Valanghe di tifosi sulle strade, le tappe di montagne piemontesi e dolomitiche, prese d’assalto dagli spettatori. Un idolo indiscusso, Vincenzo Nibali, 34 anni passati e non sentirli. Eccolo il duello, inaspettato del Giro d’Italia: Carapaz contro lo Squalo Nibali. Storie di Paesi, si diceva, come Ceresole Reale e la sua scuola elementare, la più piccola d’Italia con i due iscritti.

Quanti sono gli iscritti tra gli aspiranti grandi del ciclismo italiano invece?

Dopo il Giro 2017 con l’unica tappa vinta da un azzurro, il solito Squalo dello Stretto e l’edizione di un anno fa con il bilancio salvato dalle volate di Elia Viviani, in questa edizione qualcosa si è mosso. Vittorie di promesse e di gregari, in attesa del ritorno di un cavallo di razza come Fabio Aru e magari dell’esplosione di Giulio Ciccone, la maglia azzurra della Trek Segafredo, quello che tremava come una foglia nella discesa del Mortirolo e che ha vinto una tappa da ricordare.

Questo sarà ricordato come il Giro dell’ecuadoriano, magari all’inizio di una fulgida carriera, o dei rimpianti dello Squalo? Cinquanta e cinquanta. E adesso il Tour, poi la Vuelta e il Mondiale. Sperando che arrivino presto i rinforzi per il soldato Nibali. —



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