Carbone: «Ecco cosa Digital Sport & Media avrebbe voluto fare»

Lasorte Trieste 22/03/14 - Alessandro Carbone, Avvocato
Lasorte Trieste 22/03/14 - Alessandro Carbone, Avvocato

In relazione all’interruzione della trattativa per l’acquisizione della Pallacanestro Trieste da parte di Astmar Sa, riceviamo e pubblichiamo questo intervento dell’avvocato Alessandro Carbone, il legale della società svizzera.

«Quando le persone legate a Digital Sport & Media (cosi il progetto si chiama, essendo Astmar un mero veicolo finanziario a supporto) mi hanno contattato lo scorso maggio, ho accettato di rappresentarli sia perché il progetto da un punto di vista di visione e potenzialità mi è subito parso brillante sia perché ne ho subito visto i benefici prospettici per la mia città e per la Pallacanestro Trieste.

Le persone parte del progetto hanno lunghissima esperienza e professionalità nel lancio di startups e nuovi progetti nel campo degli sviluppi digitali ed informatici, del marketing e della comunicazione online ed hanno una estesissima rete di relazioni con il mondo della finanza e della dirigenza esecutiva di grandi aziende internazionali. Includendo la Pallacanestro Trieste come un elemento del loro progetto avrebbero aperto alla squadra ed alla città tutto questo. Inoltre avrebbero messo sul piatto un minimo di tre milioni di euro per il triennio 2020-23 a sostegno delle attività sportive della PallTrieste. Soldi veri, versati su un conto bancario vincolato allo scopo. Dall’altra parte la PallTrieste, il coach Dalmasson e lo staff tecnico, la città, l’entusiasmo dei tifosi, il lancio del progetto Siamo Trieste erano parsi agli ideatori elementi ideali per sviluppare il progetto.

Ho abbastanza esperienza in relazioni umane e commerciali per sapere che anche i matrimoni buoni sulla carta non sempre si realizzano, spesso per incomprensione tra le parti. Il progetto, che dal punto di vista di sviluppo tecnologico e strutturale è già molto avanzato prevede la costruzione di una serie di servizi digitali integrati a servizio di club sportivi di vertice nello sport di squadra in Europa (segnatamente pallavolo e pallacanestro come target primari iniziali) che coprano tutti gli aspetti e necessità dei club, dalla biglietteria, agli accessi, alle comunicazioni con pubblico e tifosi, al marketing. Un sistema per rendere le società sportive come la PallTrieste in grado di reggersi da sole attraverso un sapiente uso del mondo digitale e della propria immagine, senza la costante ricerca del benefattore o filantropo di turno.

La PallTrieste è stata approcciata per divenire il “caso pilota” del progetto. Avrebbe ricevuto cospicui finanziamenti a supporto delle proprie attività sportive ed avrebbe beneficiato di servizi informatici e digitali d’avanguardia. Sulla carta ad una offerta di matrimonio con simile dote sembrerebbe difficile resistere.

Cosi chiaramente non è stato. A fronte del progetto e delle finanze messe sul tavolo, Digital Sport & Media richiedeva aggiustamenti, alcuni propri ed interni al perimetro della società sportiva altri sconfinati nei cosiddetti stakeholder di contorno alla società. Aggiustamenti resi espliciti già a maggio all’inizio delle trattative e verifiche contabili; una integrazione e razionalizzazione tecnologica che toccava necessariamente anche il progetto Siamo Trieste (certamente non il suo modello finanziario; una integrazione tecnologica finalizzata a meglio coordinare il marketing e le comunicazioni da e con tifosi, pubblico ed abbonati), razionalizzazioni organizzative nel settore giovanile, alcune rivisitazioni contrattuali con soggetti terzi che impegnano la società per lunghi periodi, un minimo impegno nel continuare il sostegno economico effettivo alla società da parte dei soci esistenti.

I rappresentanti di Astmar e del Progetto hanno scelto la strada di convogliare tutte le loro offerte attraverso il CdA della PallTrieste e di aspettarsi da loro le risposte concernenti anche gli stakeholders esterni. È certa l’impressione che il Presidente Gianluca Mauro desiderasse la conclusione di questo matrimonio ma non sia stato aiutato dal sistema città a contorno. Impressione corretta oppure i vari stakeholders hanno legittimamente rifiutato l’offerta perché non la ritenevano interessante e sono consapevoli di poter avere di meglio? C’è stata una grande incomprensione da parte loro sugli scopi del progetto e sulle relative richieste?

Se il matrimonio non si è concluso per incomprensioni riguardo all’offerta sul tavolo e per mancanza di coesione del fronte triestino e non per intenzionale rifiuto corale a fronte di qualcosa ritenuta migliore, abbiamo perso una opportunità. —

Avvocato Alessandro Carbone

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