Com’è bella l’ Unione “export” Prende quota l’asse argentino

TRIESTE. La prima vittoria in campionato con tre reti di scarto.
Il nono successo in dodici trasferte, media altissima per l’intera serie D.
Un bottino complessivo, 49 punti, che varrebbe il primato in sei dei nove gironi del torneo. Grandi numeri. Non ci fosse il Mestre...E invece, nonostante questo ruolino di marcia, i veneti rimangono avanti, e nemmeno di poco. Anche nell’ultima domenica, con un colpo di testa di Beccaro, la squadra di Zironelli ha continuato a vincere, mantenendo intatte le 10 lunghezze di vantaggio. In compenso, dietro, il Campodarsego segna il passo con lo 0-0 casalingo contro una Virtus Vecomp che prova a viaggiare il più lontano possibile sul treno play-off.
La Triestina, in sostanza, esce da Valdagno, casa dell’Altovicentino, rafforzata nella solidità del suo secondo posto e nell’autostima. Quella concretezza in passato più volte invocata dal tecnico Andreucci stavolta ha trovato piena applicazione. Cinque reti, un palo, ma soprattutto una partita costantemente sotto controllo, gli uomini giusti al posto giusto a fare le cose giuste che nello sport si declina quasi sempre con il fare le cose semplici. In poche altre occasioni l’Unione ha avuto una tale superiorità territoriale nei confronti dell’avversario, velocizzando la manovra rispetto a certe anonime prestazioni interne. Già, perchè quella è una costante: in trasferta questa Triestina punge e diverte di più, quasi si liberasse di chissà quale freno psicologico che la condiziona al “Rocco”. Ma la musica in casa forse potrà cambiare, magari in un tango visto che Valdagno lascia in eredità la sensazione che con l’asse italo-argentino Corteggiano-Banegas libero di proporsi e inventare l’Unione possa aver trovato una soluzione definitiva contro la prevedibilità.
Neanche tanto tempo fa una partita come Altovicentino-Triestina avrebbe messo in apprensione squadra e tifosi alabardati. Storia, in fondo, di ieri o quasi: mentre l’Unione alternava proprietà una più discutibile e dimenticabile dell’altra, la società veneta spendeva ogni estate uno sproposito per attrezzarsi per il salto di categoria. Sforzi regolarmente frustrati dalla presenza nel girone di un altro club disposto a spendere almeno altrettanto ma con blasone e prestigio a fare la differenza. L’Altovicentino ha assistito quindi alla festa-promozione del Pordenone, del Padova ricostituito e, quando ha provato a emigrare in un girone diverso, si è beccato nientemeno che il Parma della rinascita. C’è stato un tempo in cui, impressionati dai mercati-monstre di Rino Dalle Rive. patron dell’Altovicentino, erano partiti anche accorati appelli dalla tifoseria alabardata, per invitarlo a portare ambizioni e portafogli al servizio del rilancio dell’Unione. Roba di ieri ma è come se fosse preistoria. Il sogno dell’Altovicentino si è immiserito e lo stesso presidente-proprietario, tra preoccupazioni industriali e problemi di salute, ha annunciato l’intenzione di passare la mano. «Basta, al quarto infarto ho deciso di mollare», titolavano i giornali veneti qualche giorno fa. I tempi della grandeur sono finiti.
A Valdagno, domenica scorsa, per un’ora allo stadio si è sentito solamente l’incitamento per la Triestina da parte dei tifosi al seguito, inossidabili, a sfidare la compagnia della pioggia.
@degrax
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