Da Ros da ex è il più combattivo Gli esterni Usa nuovamente spenti
TRIESTE
JUAN FERNANDEZ 4/5 Paradossalmente l'argentino con due settimane di lavoro senza partite, torna più stanco e imballato di prima. Pajola imbarazza il Lobito per differenza fisico/atletica, anche se Juan prova a reagire nel terzo quarto, invano. L'unica nota lieta per lui è la riapertura dei parrucchieri con la zona arancione.
MILTON DOYLE 4 È fra i più volitivi nei primi venti minuti (figuratevi gli altri), il problema è che se non entrano le triple, la sua forza nell'uno contro uno è pari ad un moscerino che si schianta sul parabrezza in autostrada. 3/11 dal campo, qualche "cross" attentando alla salute dei giornalisti a bordo campo.
MARCOS DELIA 4 Anche lui esageratamente sotto tono fisico, stava meglio quando aveva problemi alla caviglia. Più statico di un palo a largo della spiaggia gradese, è dominato su tutti i 28 metri dai diretti avversari.
TOMMASO LAQUINTANA 4 La finta, la virata e il tiro da tre punti dall'angolo è il manifesto della sua stagione: un campionario di assurdità tecniche. Qualche fiammata in entrata ricordando i bei tempi che furono, poi tanta confusione e zero regia.
DAVIDE ALVITI 5/6 Per trovare un tiro utile come sempre deve risolvere un'equazione di quarto grado; decide quindi di recuperare 4 palloni per provare a mettersi in ritmo, ma la serata è agro-dolce balisticamente. Nove punti, 2/7 dal campo e il simbolo di un tiratore non messo nelle condizioni di offendere.
MATTEO DA ROS 6/7 Il migliore, animato forse dallo spirito da ex. Segna 11 punti, con tre triple e sei rimbalzi, un linguaggio del corpo adeguato. In pratica un oasi nel deserto.
ANDREJS GRAZULIS 5/6 Gioca su una gamba sola e si vede, non si può chiedergli niente di più. Nei minuti di campo da parte del lungo lettone ci sono nettamente più voglia di sbattersi e personalità che in buona parte del gruppo in una stagione.
DEVONTE UPSON 5 Due falli interrompono un ottimo primo tempo, sia come intraprendenza offensiva che come impegno difensivo su Gamble. Poi si spegne con tutta la squadra, senza mostrare nemmeno un minimo di atletismo per dare un senso ad una partita di basket.
MYKE HENRY 4 Approccia al match come un cestista da torneo estivo in infradito con cappello di paglia in testa; segna qualche punto (con infrazione di doppio palleggio non fischiata), esce dal campo con un sorrisetto e un paio di triple... indisponenti. Toglie lo scettro del "Mvp del babbo morto a Doyle".
EUGENIO DALMASSON 4 L'allenatore alla vigilia chiamava all'appello "uomini veri", invece ha trovato delle controfigure con un atteggiamento cartonato. La domanda sorge spontanea: nel corso delle ultime due settimane cosa è stato fatto? Zero idee, zero "cattiveria" agonistica e nessuna reazione alla lezione delle seconde linee virtussine. Se questo è l'inizio del rush finale... —
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