Dai Giovanissimi dell’Audax l’esempio che lo spirito sportivo vale molto più di 20 gol subiti

Si gioca per vincere, sempre, e del resto è giusto così, è sport. Ma la cosa più difficile è spesso imparare a perdere. Si fatica per migliorarsi, ci si allena per essere più bravi, ma talvolta i messaggi più belli il campo li lascia nella sconfitta. Sembra retorica ed invece è vita, quel che si intreccia moltissime volte con i tabellini e i risultati del calcio giovanile.
Dall'Isontino in tal senso arriva un caso esemplare, ed è quello dei Giovanissimi dell'Audax Sanrocchese.
Subito prima di Natale i piccoli goriziani guidati da mister Anzolin e impegnati nel campionato provinciale di categoria sono incappati in una sconfitta che ricorderanno a lungo, forse per tutta la vita, ma non necessariamente in modo negativo. Hanno perso 20-0 sul campo del Tricesimo primo della classe, in una gara condizionata dal fatto che l'Audax è scesa in campo con soli otto giocatori. Alla vigilia del match una serie di attacchi influenzali e impegni famigliari dell'ultima ora avevano letteralmente decimato la rosa, e nemmeno attingendo in extremis dalla formazione Esordienti si è riusciti ad andare oltre la soglia minima di giocatori, otto appunto, necessaria per evitare il ko a tavolino. Così si è giocato ugualmente e il Tricesimo, già nettamente più forte a prescindere, ha letteralmente passeggiato, segnando a ripetizione nella porta dei goriziani rimasti in campo a dispetto di tutto, fino ad arrivare alle 20 reti finali. Il ritorno negli spogliatoi dei ragazzi di Anzolin è stato condito da lacrime di tristezza, che la società però ha voluto subito asciugare con sorrisi carichi d'orgoglio.
A spiegarne il motivo è il presidente dell'Audax Sanrocchese Massimiliano Candutti, che ha voluto indirizzare una lettera ai suoi giocatori. «Si sarebbe forse potuto non presentarsi, o cominciare la partita e chiedere a un paio di ragazzi di fingersi infortunati per farla sospendere dopo qualche minuto – le sue parole -. Ma forse non sarebbe stato un granché come insegnamento, e penso che parte della nostra funzione sia quella di educare alla vita, che purtroppo non è fatta solo di momenti felici». Ecco perché, come sottolinea Candutti, è stato un segnale importante, quello dato dalla squadra nella sfortunatissima trasferta di Tricesimo. Non per il campionato, non per la classifica, ma per lo sport nel suo essere la tante volte decantata (e altrettante, purtroppo, tradita) “scuola di vita”. «Io ritengo che voi ragazzi e l'allenatore che vi ha accompagnato abbiate dato un grande esempio di etica sportiva e di rispetto delle regole – conclude la sua lettera il presidente Candutti -, avete onorato l'impegno preso e lo sport in generale. Avete affrontato le avversità andando incontro a una brutta figura per la quale verrete magari derisi da amici o compagni di scuola, ma di cui io, per quello che può valere per voi, sono fiero».
Ora la società sta pensando anche di dar seguito a questo messaggio con un riconoscimento concreto da consegnare ai suoi atleti. —
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