Dalmasson: «L’Alma a Pesaro ha perso nel mondo peggiore» Casoli: «Ma Trieste ha qualità»

TRIESTE
«C’è modo e modo di perdere e noi a Pesaro abbiamo scelto il peggiore». Nel dopogara dell’Adriatic Arena Eugenio Dalmasson dalla rabbia era più rosso della tuta che indossava in sala stampa. Quella che poteva essere l’occasione per infilare la seconda vittoria consecutiva e rompere il ghiaccio in trasferta è stata sprecata come quei 18 palloni buttati. Un meno 26 che per l’Alma rappresenta la prova peggiore dai tempi della debacle con Tortona in Coppa Italia.
Le assenze di Jamarr Sanders e Devondrick Walker (più quella dell’ex Casale visto che l’ala in campionato finora aveva fatto poco o nulla) e lo scarso apporto di Silins sono solamente parziali attenuanti. Quello che ha impressionato nella rassegnata Alma visto a Pesaro è stato l’atteggiamento. Un approccio insoddisfacente che, oltre che negli sguardi dei giocatori durante l’incontro, Dalmasson ha individuato in alcuni segnali. «Eravamo consapevoli che la VL è la squadra che più di tutte segna nei primi otto secondi di possesso e noi non siamo stati in grado di arginarla - ha proseguito il tecnico biancorosso - Abbiamo speso il secondo fallo a trenta secondi dalla fine del primo quarto, un sintomo di una difesa poco aggressiva. Al primo vero break dei marchigiani ci siamo arresi. Non abbiamo trovato la capacità di reazione».
E proprio questa ultima considerazione è la più pesante. L’impressione è che nella personale pagella del coach non ci sia la sufficienza per nessuno, visto che anche chi ha cercato con iniziative individuali di dare la scossa (Fernandez, ad esempio) alla fine caricava a testa bassa uno contro tutti tra le forzature. «Troppi tiri mal costruiti, brutto atteggiamento».
Di sicuro ben poco ha funzionato nell’Alma. Ha incassato 103 punti da una formazione che non è di prima fascia, non ha avuto l’apporto di cui ha bisogno da alcuni uomini chiave a cominciare da Peric (3 su 9 da due, sei perse, brutta difesa). Ma non ha saputo nemmeno sfruttare chi mostrava qualche sprazzo, come Knox che in 18 minuti sul parquet oltre ai 12 punti e al 19 di valutazione (top) ha costretto gli avversari a spendere sei falli. Il lungo ex Orlandina sembra ancora alla ricerca di un’identità nello scacchiere biancorosso, usato prevalentemente da cambio di Mosley.
Siccome piove sempre sul bagnato, Fernandez caduto pesantemente sul parquet nel finale è stato tenuto ieri a riposo precauzionale. Nessun problema invece per Wright visto zoppicante al termine del match: si trattava solo di crampi.
Al richiamo dell'alabarda non si comanda. Lo sa Roberto Casoli, ex capitano biancorosso, che lunedì sera ha coperto la distanza che separa Rimini da Pesaro e ha seguito l'Alma. Una dimostrazione d'affetto verso il basket triestino che meritava maggior fortuna. Eppure, nonostante la netta sconfitta, ha vissuto una serata piacevole grazie all'affetto dei tifosi che lo hanno riconosciuto e salutato. «Penso che la prestazione sia poco giudicabile - racconta Casoli - ma una giornata storta non cancella le cose positive viste in questo inizio di stagione e nel corso dei 40’. Pesaro ha interpretato la partita in modo migliore, ha giocato con maggiore aggressività e ha chiuso l'area aiutata in questo dalle cattive percentuali al tiro di Trieste. L'Alma è partita bene, ha mosso la palla con pazienza poi quando ha accettato il ritmo da corri e tira imposto dai rivali è andata in difficoltà. Ha smesso di giocare di squadra e ha provato a recuperare affidandosi a soluzioni individuali. Faccio l'esempio di Peric che, nel tentativo di caricarsi la squadra sulle spalle, si è un po’ intestardito provando a forzare. Lo capisco, è uno dei giocatori di maggior esperienza ed è normale abbia voluto prendersi la responsabilità di trascinare i compagni». —
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