Disastro Allianz. Netta sconfitta in casa con Cantù

TRIESTE Disastro Allianz. Davanti proprio pubblico, nella gara contro Cantù che valeva due punti fondamentali, la squadra di Eugenio Dalmasson perde 86-96 e ora è penultima a quattro punti da Pistoia. Giovedì i biancorossi giocheranno a Trento ma pare evidente che in queste condizioni non si può pensare di andare troppo lontano.
L’Allianz nel quintetto di partenza riconferma Strautins al posto di Jones oltre a Elmore, Justice, Peric e Mitchell. Peric mattatore della prima fase del quarto con 7 punti, mentre Pancotto nel suo starting five non propone Ragland, preferendo tenerlo di rincorsa. Nel corso della settimana evidentemente i biancorossi hanno mandato a memoria il concetto che i brianzoli quanto a percentuali da fuori non sono proprio irresistibili e provvedono a limitare i colpi nei dintorni del tabellone. La conseguenza è che l’Allianz comanda il gioco e impone il suo ritmo, provando un allungo (18-12 al 6) subito rintuzzato dall’ingresso di Ragland ma poi con Elmore e una tripla di Justice la squadra di Dalmasson allunga nuovamente per chiudere il parziale sul 27-20.
L’Allianz ultimamente ha abituato i tifosi a sconcertanti cambiamenti tra un quarto e l’altro. Rieccoli. Il 6-0 con cui Cantù apre il parziale è un sinistro scricchiolio per Trieste che in questo scorcio in attacco si regge su da Ros e poco altro. Inatteso, tra i protagonisti della reazione brianzola è Simioni, arrivato a Trieste qualche stagione fa via Reyer Venezia e ora approdato alla corte di Pancotto dopo essere maturato in A2. Firma lui il primo vantaggio Cantù (15’ 33-34). Sorpresa per sorpresa a dare la scossa all’Allianz provvede l’Usa più precario di questi tempi, Elmore, con due triple. E quello che si è autodefinito una delle migliori guardie della serie A è in doppia cifra a metà secondo quarto. Basta? Anche no. L’Acqua San Bernardo si è svegliata, Clark adesso fa percorso netto al tiro, piazza uno 0-7 e vola sul 42-48. Peric provvidenzialmente ricuce, l’istant replay fa annullare una bomba di Ragland sulla sirena e si stacca a metà gara sul 50-53. Bene per Trieste avere già tre uomini in doppia e tirare dai 6,75 con il 58%, molto meno positivo concedere 53 punti in un tempo (di cui 33 nel secondo quarto) a una squadra allergica ai larghi bottini.
Nel secondo tempo cala la percentuale da tre e Cantù ne approfitta per consolidare un margine di sei punti. Dalmasson rimescola le carte con Fernandez e Elmore in campo insieme così come tra i lunghi la coppia Mitchell-Cooke fa rifiatare Peric. Gli ultimi pesantissimi dieci minuti si affrontano sotto di 6 (67-73). Ma per farlo servirebbero personalità, intensità e grinta. Invece l’Allianz non ha ancora capito che in gioco si sono i due punti più importanti della stagione. Si ostina a tirare da tre sbagliando, non lotta, scivola indietro di dieci lunghezze (67-77 al 32’) con Elmore e soprattutto Peric dimenticati in panchina. Allianz totalmente in tilt, dentro e fuori dal parquet. Indietro di 14 la scena è una squadra senza reazione, con gli occhi spenti, imbelle di fronte alla mattanza, il coach che cammina a braccia conserte. E dall’Allianz Dome piovono anche fischi, si ribella la Curva Nord a gridare il suo “Fino alla fine i biancorossi”.
A cento secondi dalla sirena il meno 11 (79-90) lascia poco spazio alle illusioni. Nel passato della Pallacanestro Trieste si sono viste rimonte impossibili ma erano altre squadre, altri cuori. Che senso logico ha consentire sul meno 9 a 80 secondi dalla fine che l’avversario possa gestire il possesso per venti secondi prima di spendere un fallo? Nessuno. Come troppi altri episodi. Vince Cantù
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