Divorzio tra Praticò e Trieste: «Nove anni da ricordare è l’ora di mettermi in gioco»

TRIESTE «La scelta di cambiare? Credo che, da assistente, ho dato a questa società tutto ciò che potevo. È un’idea maturata nelle ultime stagioni, penso sia arrivato il momento di mettermi in gioco e di provare nuove avventure professionali». Matteo Praticò spiega così la scelta che lo ha portato a lasciare la Pallacanestro Trieste dopo nove stagioni difficili, intense e ricche di momenti da ricordare. Sulla panchina biancorossa tanti ricordi e un mare di emozioni che resteranno ben impresse nella sua memoria. Dalle difficoltà dei primi anni all'arrivo di Alma che ha permesso la cavalcata trionfale e il ritorno nella massima serie. Gioie e dolori, sconfitte e vittorie che lo hanno fatto crescere umanamente e professionalmente.
«Devo ringraziare chi, in tutti questi anni, mi ha permesso di mettermi alla prova in un contesto speciale come solo la propria città può essere - racconta Matteo - Ho sempre cercato di dare il massimo e credo che i tanti messaggi che sto ricevendo siano la conferma migliore di un lavoro che evidentemente è stato apprezzato. Sto cercando di tenere a freno le emozioni, risponderò a tutti ma datemi il tempo di mettere bene a fuoco quello che sta succedendo. Di certo sono attestazioni di stima e affetto che fanno piacere e ringrazio tutti coloro i quali hanno avuto un pensiero per me».
Arrivato in biancorosso dopo un'esperienza nel settore minibasket della Pallacanestro Trieste, Praticò è stato terzo allenatore prima assieme a Dalmasson e Sussi poi, dopo il passaggio di David a Capo D'Orlando con il vecchio maestro Massimo Bernardi, assieme a Eugenio e Stefano Comuzzo. La rinuncia alla prima squadra di Comuzzo lo ha poi promosso in qualità di primo assistente. Da allora una crescita costante che lo ha portato a prendersi crescenti responsabilità nelle gestione del gruppo sia nel corso della settimana che durante le partite.
«Esperienze che mi sono servite a maturare e che, per chi come me vorrebbe vivere di questo lavoro, mi hanno fatto pensare di poter essere pronto ad assumermi la responsabilità di guidare una squadra. Da assistente, pur avendo avuto numerose proposte, sarei naturalmente rimasto qui a Trieste ma, ripeto, la voglia di mettermi alla prova è tanta. Idee per il futuro? In questo momento nessuna. Non ho preso questa decisione avendo già qualcosa in mano, è stata una scelta dettata da un'esigenza personale. Adesso studierò il da farsi, quello che mi piacerebbe sarebbe trovare un progetto in grado di regalarmi motivazioni e la possibilità di portare avanti le mie idee di pallacanestro». —
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