Doppietta Liverpool la Champions è sua

Il rigore di Salah concesso dopo appena 40 secondi di gioco e la rete di Origi a 4’ dal 90’ per piegare il Tottenham
epaselect epa07618568 Liverpool's Mohamed Salah (C) celebrates after scoring a penalty during the UEFA Champions League final between Tottenham Hotspur and Liverpool FC at the Wanda Metropolitano stadium in Madrid, Spain, 01 June 2019. EPA/TOLGA BOZOGLU
epaselect epa07618568 Liverpool's Mohamed Salah (C) celebrates after scoring a penalty during the UEFA Champions League final between Tottenham Hotspur and Liverpool FC at the Wanda Metropolitano stadium in Madrid, Spain, 01 June 2019. EPA/TOLGA BOZOGLU

MADRID. Finalmente il Liverpool può festeggiare. Nella notte di Madrid risuona “You’ll never walk alone”, l’inno di una squadra di calcio più famoso del mondo, brividi veri lungo la schiena per la celebrazione dei reds che salutano la loro sesta Champions nella storia, un trofeo che in bacheca mancava dal 2005.

Due gol contro il Tottenham nel derby inglese di Madrid regalano la festa ai ragazzi di Klopp, ma è il primo quello che conta davvero: un rigore fischiato dopo appena 40 secondi di gioco per uno stupido fallo di mano di Sissoko. Dal dischietto di pensa Salah a trasformare. Poi, il raddoppio arriverà con Origi a 4’ dalla fine sugli sviluppi di un calcio d’angolo a rendere meno caldi gli ultimi minuti di gioco.

Non è facile assegnare un calcio di rigore dopo appena 40 secondi di gioco in una finale di Champions League. Damir Skomina, quarantadueenne arbitro di Capodistria, l’ha fatto. Non a caso è considerato tra i migliori, se non il migliore arbitro europeo del momento. E poi, sia chiaro, quel rigore c’era. E c’era tutto. Pallone calciato da Manè (un Manè ieri sera a tratti indiavolato!) e Sissoko, chissà perché allarga il braccio destro, con il pallone che va a cozzare tra petto e braccio per poi scivolare lungo il corpo. Nessun dubbio, non serve nemmeno il ricorso al Var. Skomina fischia rigore perché rigore è, per parafrasare Boskov. Salah contro Lloris. E l’ex romanista non calcia benissimo, ma sufficientemente forte per impedire che il portiere degli Spurs ci arrivi.

Diventa così una strana partita, Tottenham-Liverpool. I reds sono decisamente più forti, molto più forti agli avversari. Eppure non riescono a trasformare in rete la propria superiorità se non a un niente dalla fine, quando, al 41’ della ripresa, sarà Origi a chiudere in rete un’azione nata dal corner. Gli Spurs sono meno solidi, meno potenti, ma molto più imprevedibili. Hanno anche ritrovato Kane per questa finale, ma l’attaccante non sarà capace di incidere. Tra un Liverpool che non riesce a concretizzare la propria superiorità e un Tottenham che non riesce a sorprendere con la propria imprevedibilità (anche perché, signori, che partita ha tirato fuori nella seconda metà della ripresa Allison, portiere dei reds?), si ha l’impressione, netta, che comunque finirà così. Con quell’1-0 segnato dopo un niente dall’inizio. E invece no, perché dài e dài, il Liverpool passa, nel momento migliore del Tottenham, ma passa. Per legittimare così la Champions in bacheca.

E la notte di Madrid è un brivido, sotto le note di “You’ll never walk alone”.—

G.Bar.

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