«Esautorato il Coni neppure il fascismo aveva osato tanto»
«Neppure il fascismo aveva osato tanto». Il Coni si ribella alla riforma del governo scritta da Lega e Cinquestelle e si prepara a una trattativa durissima. In gioco ci sono i finanziamenti allo sport e alle federazioni, poco più di 400 milioni, che Palazzo Chigi vuole gestire direttamente, lasciando al Comitato olimpico le briciole.
A usare il pesante paragone con il ventennio il presidente Giovanni Malagò, uomo mite e incline alla trattativa, che però ieri davanti al consiglio nazionale convocato in via straordinaria, ha usato toni durissimi contro il governo. «Questa non è una riforma ma un’occupazione, io non vado a fare né il notaio né il becchino del Comitato olimpico» ha detto facendo scattare applauso e standing ovation dei presidenti delle federazioni e degli enti di promozione sportiva. «Non sapevo nulla» ha raccontato Malagò che ha valutato anche le dimissioni, dopo aver avuto notizia del blitz governativo con la norma che sarà inserita nella legge di bilancio. Il budget di 410 milioni di euro dal 2020, subirebbe una riduzione pesante di 370 milioni destinati alla nuova società “Sport e Salute” che avrà come azionista unico il ministero dell’Economia. Al Comitato rimarrebbero solo i fondi per la preparazione olimpica mentre le federazioni dovranno battere cassa direttamente alla maggioranza. La sostanza è che il Governo non sarà più vigilante ma amministrerà direttamente lo sport italiano.
Una “lesione d’autonomia” che ha fatto saltare sulla sedia i vertici del Coni. E a evocare i tempi del fascismo è anche uno dei leader storici come Mario Pescante: «La legge di un certo Benito Mussolini era più democratica, non ci illudiamo la politica è già arrivata».
Palazzo Chigi replica con una nota congiunta firmata da Giancarlo Giorgetti, e dal sottosegretario M5S Simone Valente. «Sorprende l’atteggiamento di Malagò che sa bene che l’autonomia non è in discussione», scrivono i due esponenti di maggioranza, che rivendicano la riforma «per il bene dello sport» e che «rispetta il programma e il contratto». —
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