Gli ex "promossi": "Quest'Alma è davvero super"

TRIESTE. Il conto alla rovescia è partito. Sabato sera l’Alma Trieste a Casale Monferrato va a giocarsi, con gara-3, la possibilità di salire subito in serie A, chiudendo in tre gare secche la serie e ripetendo a parti invertite quanto accaduto nelle finali con la Virtus Bologna un anno fa. Alma proiettata verso l’obiettivo, con una sola incognita legata a Cittadini che, costretto a saltare il secondo confronto per il mal di schiena, lavora a parte e continua le terapie.
Intanto, arriva l’incoraggiamento per l’Alma da parte da chi in passato è riuscito a salire con la Pallacanestro Trieste dall’A2 nell’elite. Nello Laezza era il play titolare della Lineltex che nella stagioe 1998-99 battè Livorno nei play-off. «A inizio campionato - ricorda - il regista doveva essere Pablo Laso ma non funzionò. Fu la mia fortuna, anche se scherzando potrei dire che se penso ai suoi successivi trionfi da allenatore magari sarebbe stato meglio scambiarci i destini...Ho seguito l’annata dell’Alma e in base alla mia esperienza credo che i tempi siano maturi per rivedere una Trieste che torna tra le grandi.
La società sta svolgendo un lavoro eccezionale, Dalmasson ha creato una struttura di gioco che non dipende dal classico realizzatore da 30 punti a partita ma dove tutti hanno la possibilità di essere protagonisti. Basta ripensare a quelle due bombe di Loschi in gara1, a quello che dà Fernandez alternandosi con Mussini, deve andare in tribuna Baldasso che giocherebbe titolare in altre squadre. C’è la squadra, c’è un pubblico che è davvero un valore aggiunto. Casale nella prima sfida ha disputato una partita tatticamente perfetta, eppure non le è bastato comunque per vincere».
Di quella Lineltex ultima squadra triestina promossa dalla A2 faceva parte anche Renzo Semprini Cesari. «Fu una bella cavalcata - ricorda - in un’annata particolare. C’era un giocatore che di fatto faceva da presidente (Teo Alibegovic, ndr), un proprietario che voleva cablare il nuovo palazzo e l’intera città, la partenza di Laso che avrebbe dovuto rimpiazzare Maric, non fu un anno semplice. Ricordo un’emozione fortissima, conquistammo la promozione vincendo a Chiarbola, con un palasport rovente e impazzito di gioia. Il mio rimpianto triestino è di non aver potuto disputare interamente la stagione successiva, gustandomi quello che avevo conquistato in precedenza sul parquet. A Trieste torno sempre volentieri. Ci tornerei anche per vedere giocare quest’Alma ma l’augurio migliore è che non me ne dia più la possibilità per quest’anno....
In ogni caso Semprini potrebbe tornare comunque a Trieste nei prossimi mesi ma in altra veste: da scrittore, presentando il suo nuovo lavoro.
Affonda più in là nel tempo, invece, il ricordo di Roberto Ritossa. “Toscia” centrò per due volte la salita dall’A2 nella massima serie. E da lui arriva un vigoroso incitamento ai ragazzi di Dalmasson: «L’Alma merita di raccogliere quello che ha cominciato a seminare tre anni fa. Lo meritano i giocatori, l’allenatore, la società, il pubblico». Ritossa salì con l’Hurlingham nella stagione 1979-80. «Una grande soddisfazione, soffrendo. Ma fu il coronamento di un ciclo che si stava esaurendo». Il bis con l’Oece nell’81-82. La famosa gara di Pasqua, quando al posto di Gigi D’Agostino le note che rieccheggiavano erano “Felicità” di Albano e Romina. «Partimmo male, con diversi problemi e quel Campbell che molti ancora ricordano senza nostalgia. Fu un campionato in crescendo», conclude Ritossa che all’Alma attuale perdona anche lo “scippo” di un primato...
«Macchè scippo. Era da 40 anni che Trieste non vinceva a Treviso, ci si ricorda di me comunque. Quanto piacere mi ha fatto vedere all’Alma Arena lo striscione con il mio nome accostato ai grandi che hanno fatto la storia biancorossa. Grazie a chi ha voluto farmi quell’omaggio».
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