Gli Strukelj, una famiglia da serie A

I triestini Mark e Kevin fautori del “miracolo Novara”. E nella gioia la lotta per la vita: il tecnico ha debellato un cancro

TRIESTE. Due anni fa era a un passo dal firmare per il Primorec (Prima categoria) e fare il Servizio civile a neanche 500 euro al mese. Ora si gode un premio promozione da oltre 40mila euro valutando l’ipotesi se fare o meno il (terzo) portiere in serie A.

Kevin Michael Strukelj, ventisei anni il prossimo 14 agosto, gongola. Il custode dei pali triestino del Novara racconta il suo sogno, una doppia promozione dalla Lega Pro alla massima serie, risultato ottenuto “in famiglia” sotto la direzione del padre-vice allenatore, quel Mark che solo delle caviglie troppo fragili hanno impedito che potesse esprimere tutto il suo talento dopo una fugace ma memorabile stagione nelle fila della Roma.

«Mio padre è come un fratello maggiore, anche perché abbiamo appena 21 anni di differenza. Lo vede questo tatuaggio sul braccio destro? E’ un leone che rappresenta l’Inghilterra, la patria dove è nato mio papà prima di trasferirsi a Trieste: e pensare che lui, tifosissimo del Liverpool, ha “dovuto” giocare la finale di Coppa Campioni proprio contro i Reds...», sorride Kevin. Classe 1962, figlio di un emigrato in Australia, Mark nelle ultime due stagioni è stato il vice di Attilio Tesser sulla panchina della squadra piemontese.

Due anni di contratto lo legano a quello che secondo molti potrebbe diventare un nuovo fenomeno Chievo. «Il Novara è una società seria, gli stipendi (Kevin guadagna 2mila euro al mese, ndr) arrivano regolarmente a differenza di tante altre piazze, il presidente De Salvo sta investendo molto, vedi Novarello, centro sportivo con albergo, ristorante e sei campi da calcio».

Ma la storia dei Strukelj, nella quale non si può non citare la moglie-madre Cinzia, non è solo fatta di gioie. Qualche mese or sono a Mark è stato esportato un rene: così è riuscito a debellare un cancro. E i tanti infortuni che hanno condizionato la carriera del padre, hanno rischiato di compromettere anche quella del figlio. Nel 2008-2009 Kevin viene chiamato dal Verona ma un’operazione al tendine lo costringe ad un inatteso stop. Da lì si trasferisce in Australia (con padre al seguito) e gioca nel Sydney United, squadra di serie B.

«Il calcio australiano ha molte affinità con il... rugby», scherza Kevin. Poi arriva la crisi, la tentazione della squadra di Trebiciano, la possibilità di fare una vita più “normale”. Ma come un fulmine a ciel sereno arriva la chiamata del Novara: sia per Kevin che per Mark. Un altro infortunio al crociato impedisce al giovane portiere di poter esordire negli ultimi incontri di campionato quando la promozione dalla Lega Pro alla B è oramai matematica. Quest’anno non gioca neppure ma si toglie la soddisfazione di sedere in panca durante la gara di ritorno della semifinale play-off contro la Reggina.

Ora Mark proseguirà di certo il suo cammino assieme a Tesser. Kevin invece è in attesa. «Da un lato un’esperienza come terzo portiere in A mi alletta molto, certo è che ho tanta voglia di giocare e quindi una squadra in Lega Pro potrebbe andare bene». Magari la Triestina? «Io amo Trieste, la mia fidanzata Federica vive qui, per me sarebbe davvero bello. Se ci fosse un progetto serio, che magari preveda il ritorno in città dei giocatori triestini disseminati in Italia allora...».

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