I CALENDARI TROPPO FITTI DIVENTANO PRETESTI

Tutti a chiedersi, ieri al Foro Italico, se Federer s’è ritirato perché ha davvero un guaio muscolare alla gamba destra dovuto agli straordinari di giovedì (due partite e altrettante vittorie in otto ore) o perché un’eventuale sconfitta nel suo quarto di finale contro Tsitsipas avrebbe avuto qualche effetto psicologico da evitare a dieci giorni dal via dello slam parigino. Peraltro, la numero 1 Wta, Naomi Osaka, ieri mattina ha comunicato agli organizzatori degli Internazionali Bnl d’Italia che s’era svegliata con il pollice destro fuori uso: è un malanno vero? Oppure anche lei fa i suoi conti in vista del Roland Garros?

Intanto sui social infuria la polemica sul Supergiovedì dei doppi turni obbligatori dopo la cancellazione dei match del giorno precedente. Purtroppo non c’erano alternative, e non perché la Fit, il direttore del torneo Sergio Palmieri o chissà quale altra entità nazionale avessero particolari interessi da difendere. Semplicemente, per proprie politiche né l’Atp né la Wta intendono concedere il prolungamento del torneo di un giorno, con le finali spostate a lunedì, nemmeno in caso di quasi calamità come la pioggia insistente sulla capitale. Il nodo del calendari troppo fitto non viene sciolto nonostante da anni molti ci provino su più tavoli. Dopo il caso romano, però, forse bisogna affrontarlo con maggiore decisione. Lo straordinario pubblico del tennis, che ha fatto degli Internazionali il più importante evento agonistico annuale in Italia, forse persino più del Giro, della F1 a Monza e del MotoGP, merita più cura e attenzione. —

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