I genitori: «Dirigenti disponibili e tecnici preparati»

TRIESTE. Cosa sarebbe un impianto sportivo senza avere in dotazione un buon bar ? Tema che emerge anche dalle parti della struttura calcistica dello Zaule, dove tra il profumo del vino brulè ed un...
TRIESTE. Cosa sarebbe un impianto sportivo senza avere in dotazione un buon bar ? Tema che emerge anche dalle parti della struttura calcistica dello Zaule, dove tra il profumo del vino brulè ed un caffè corretto, capita anche di imbattersi in un atleta Azzurro di canoa, Alessandro Pieri, classe 1963, uno che in carriera vanta qualcosa come 17 titoli italiani, un argento alle Universiadi nel 1987 e la partecipazione alle Olimpiadi di Seul: « Io valuto gli impianti sportivi prendendola da più lontano – premette l'olimpico – da padre di un bambino degli Esordienti ed ex professionista nella canoa, cerco testare anche l'impatto positivo sulla collettività e le possibilità che il giovane possa crescere bene. Sono cose che ho trovato al primo impatto a Zaule, constatando la dedizione dei tecnici e la disponibilità dei dirigenti. Credo di poter stare tranquillo». In linea con l'Azzurro anche la moglie, Ingrid Milena Manteria: «Sono stata colpita dalla cordialità dei dirigenti – premette – e questo mette subito a suo agio un genitore che si preoccupa del clima sociale. Un difetto? L'impianto mi piace ma una tettoia più capiente non sarebbe male. Con questa bora attendere al gelo spesso non è facile, ma sono dettagli. L'importante è che il bambino cresca con lo spirito giusto».


Lo spirito c'è, i campi pure, non guasterebbero magari altre forze giovanili su cui lavorare. La pensa così Roberto Mestroni, un “tuttofare” dello Zaule, dirigente, accompagnatore e arbitro, al suo quarto anno in viola: «Sulla bontà del gruppo non si discute, ci piacerebbe accogliere ancor più ragazzi. Le forze che abbiamo ora sono degli arrivi da altre società, io sogno ancor più giovani da seguire». Cartolina finale firmata da Marco Garau, padre e sostenitore del clima educativo: «Qui non c'è pressione, si lavora con meno tensione, i genitori sono più sereni e i ragazzi si divertono. L’ideale per vivere il calcio a questa età».


Francesco Cardella


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