“Il canestro del secolo”, quando nel 1920 al De Amicis iniziò un’avventura magica

L’epopea dei pionieri della pallacanestro a Trieste viene celebrata nel modo migliore da Silvio Maranzana, autore di “Il canestro del secolo-Come cent’anni fa il basket arriva a Trieste e come Trieste vince undici scudetti” (Luglio editore, 170 pagine, 15 euro).
Una giocatrice della Sgt al tiro
Una giocatrice della Sgt al tiro

TRIESTE Cent’anni. Undici scudetti. Due numeri che raccontano la storia del basket a Trieste. 1920. Due canestri piantati al ricreatorio De Amicis di San Vito. La voglia di provare anche a Trieste quel gioco dalla lontana America che già sta contagiando altre città. Le rivoluzioni nascono ancher così, con due pali di legno e un sogno.

La copertina del libro di Silvio Maranzana
La copertina del libro di Silvio Maranzana


L’epopea dei pionieri della pallacanestro a Trieste viene celebrata nel modo migliore da Silvio Maranzana, autore di “Il canestro del secolo-Come cent’anni fa il basket arriva a Trieste e come Trieste vince undici scudetti” (Luglio editore, 170 pagine, 15 euro). Il volume completa un ideale trittico storico con “I giocolieri della palla a cesto” e “Ragazze in palla-Ricordi della pallacanestro femminile triestina”, preziosi libri usciti all’inizio degli anni Novanta. Perché se è vero che Trieste viene riconosciuta come una città di basket è doveroso andare a ripercorrere le origini. Risalire a quando tutto questo è nato, quando le pallonesse pesavano e i levigati parquet di adesso non esistevano.

La copertina del libro di Silvio Maranzana
La copertina del libro di Silvio Maranzana


GLI INIZI. Tutto inizia nei ricreatori, e dove altro potrebbe accadere? Un orgoglio tutto triestino. Il primo ricreatorio a sorgere in città è il Giglio Padovan in via delle Sette fontane, nel 1908. Ma è al De Amicis che nasce la pallacanestro declinata in triestino. Accade in ritardo rispetto ad altre città. Sono già passati tredici anni da quando, il 27 aprile 1907, nella palestra di Sant’Agata di Siena, la professoressa Ida Nomi Venerosi Pesciolini presenta il nuovo sport chiamato “Palla al cerchio”. La vera dimostrazione avviene però al Settimo Concorso federale nazionale di ginnastica che si tiene a Venezia dall’8 al 12 maggio 1907. Sull’opuscolo sta scritto Basket-ball, con tanto di trattino, e nel sottotitolo «Giuoco ginnastico per giovanette». E sempre Venezia ospita, 13 anni più tardi, il primo campionato, in occasione del Concorso ginnastico. Non a caso l’attività è organizzata dalla Federazione Ginnastica che poi non se ne occuperà più spingendo i determinatissimi rappresentanti di dieci società a costituire la Federazione italiana basketball.

L'autore del libro, il gironalista Silvio Maranzana
L'autore del libro, il gironalista Silvio Maranzana


A Trieste intanto la testimonianza di Marsilio Vidulich, presente all’evento, raccolta da Maranzana restituisce con la freschezza della presa diretta il colloquio che spalanca le porte alla pallacanestro a Trieste. Il professor Ernesto Zvech (poi italianizzato in Conforto), maestro di ginnastica del De Amicis, presenta al direttore Aldo Lussich l’ingegner Enrico Corsini, della Ginnastica Torino. In un perfetto gioco a due, Zvech e Corsini conquistano la benevolenza di Lussich con un appassionato racconto di come quello sport abbia già stregato tanti ragazzi italiani.

“Passano i giorni e le settimane. Quando ormai nessuno ci sperava più, ecco i mostri di legno: i canestri. Le porte del De Amicis si spalancano per accogliere quegli oggetti misteriosi. È roba buona, usata dai soldati americani durante la guerra. E gli Americani se ne intendono, il loro primo campionato lo hanno organizzato già nel 1897 e ne è passato di tempo da quando le prime esibizioni si svolgevano con palloni di calcio lanciati in cesti per le pesche, da cui il nome basket-ball. Sul campo di ghiaia e cemento vengono conficcati due pali con una piccola tabella di legno e un cerchio attorno al quale è appeso uno straccio bianco. Le giostre, le altalene, si bloccano tutte di colpo, come se andassero a corrente e vi fosse un guasto. I bambini corrono, si siedono per terra, le bocche aperte, i nasi all’insù per assistere al prodigio. Dove un minuto prima c’era un chiasso del diavolo, adesso si sentono solo i colpi del piccone, intercalati qua e là dalle imprecazioni degli uomini che devono sistemare questi oggetti demoniaci. Così arriva, esattamente un secolo fa, il basket a Trieste”.

A Trieste il nuovo sport parte in ritardo ma trova il terreno più fertile. Gli allievi del De Amicis si stanno affinando nel gioco e arriva il momento delle prime partite. Partenza per Milano. Il professor Zvech annuncia la squadra. Mirkov, Babich, Jaksetich, Zivec, Sirca. Nomi che meritano di venir scolpiti. Formano la prima squadra triestina di pallacanestro. Certo, si sono avvicinati al basket da poco e a Milano, contro avversari più smaliziati, devono abbozzare.

IL DEBUTTO Scrive Maranzana: “I timidoni dell’Eda, maglietta e calzoncini crema, stemma del ricreatorio sul petto, vengono massacrati appena entrano in campo: palle strappate di mano con la forza, spintoni che li fanno volare, botte a sazietà. Zvech resta allibito, aveva sempre pensato a questo gioco quasi come a una danza, credeva che ogni contatto fosse proibito. Si getta in mezzo al campo, impreca contro l’arbitro, ma viene rispedito fuori e sbattuto a sedere. Però in quei ragazzi c’è anche del talento, forse comincia a scorrere la vena triestina che alimenterà la pallacanestro. Il De Amicis si piazza al terzo posto. Vince la Guardia di Finanza di Roma, allenata dal maresciallo Bovi, seconda l’Associazione Sportiva Italiana (Assi) di Milano. I triestini mettono in tasca la merenda, e prendono il primo accelerato per Trieste, classe terza di rigore”.

La grande avventura è cominciata. Trieste è ancora tiepida ma il professor Zvech non si scoraggia e cerca appoggi. Li trova nella Ginnastica Triestina. Nel 1921 si svolge davanti al pubblico la prima esibizione di pallacanestro in città. L’esempio del De Amicis ispira anche il ricreatorio Pitteri, a San Giacomo. Nascono le prime sfide. Crescono i primi talenti. Il seme è stato gettato. Dieci anni dopo quei canestri piantati in mezzo al ricreatorio di San Vito, la Ginnastica Triestina vincerà lo scudetto. Con i maschi e con le ragazze. In due lustri è già diventata città del basket. —


 

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