Il Covid nella bolla dei Giochi Primi casi di positività dentro il villaggio olimpico

L’intera squadra di rugby a 7 del Sudafrica isolata, un atleta finisce all’ospedale. Diverse  kenyane bloccate in camera Ma nessuno pensa di rinunciare
Giulia Zonca

Giulia Zonca

INVIATA A TOKYO

Cinque cerchi in una bolla e sembra una di quelle palle di vetro che le giri e cade la neve o i coriandoli, le stelle: tutto così fuori dal mondo, solo che stavolta, dentro questo giocattolo che si chiama Olimpiade, il mondo c’è per intero e invece di essere sospeso in un’altra dimensione ci è fin troppo familiare.

Le problematiche che portano ai Giochi di Tokyo purtroppo le abbiamo vissute tutti: rinchiusi, testati, obbligati a passaggi fissi, a burocrazia infinita, costretti a divieti deprimenti e abituati a paure costanti: quello che era un alone di magia diventa una eco ingigantita dei nostri singoli guai.

I primi atleti in quarantena

E poi pronti via si scopre che la bolla non tiene e in realtà nessuno si aspettava che lo potesse fare. C’erano pure le simulazioni sul numero dei positivi quotidiani. Per ora in media con gli studi fatti, quello che succede giorno dopo giorno era ampiamente e tristemente previsto.

Ieri i primi atleti con il Covid dentro il Villaggio, la squadra di rugby a 7 del Sudafrica isolata, un giocatore spostato all’ospedale, diverse keniane bloccate in camera e si va avanti così. A contare a limitare e a separare, ma presto si inizierà anche a giocare e visto che si è deciso di non fermarsi tanto vale correre, saltare, far mulinare le braccia, tirare tutte le frecce che lo sport ha al proprio arco per colorare l'estate, per emozionare, risvegliare, raccontare storie di coraggio e passione, mostrare il potere della gioia sfrenata, mescolare culture. Si è spesso detto che questa edizione dei Giochi è un treno in corsa, ed è vero, da molti mesi non si può più scendere. I giapponesi non li avrebbero voluti, gli atleti non ne potrebbero fare a meno e il movimento olimpico non reggerebbe senza, non per come è strutturato. Saranno pure Olimpiadi strane e rinviate, ma forse gli tocca l’onore di dimostrare quanto sanno essere speciali. L’essenza, il cuore non cambia e a Tokyo ci saranno risultati, imprese, sentimenti sparpagliati proprio come i fiocchi di neve o i coriandoli che girano dentro la bolla.

Una bolla fragile

Non è lo spettacolo che si rinnova ogni quattro anni e pure la scadenza è già andata a farsi benedire, ma chi parte non pensa di raggiungere una bolla, mira sempre allo stesso sogno e gli Europei appena vinti dall’Italia hanno dimostrato a tutti quanto è resistente, quanta vita c’è lì dentro. La bolla è fragile, vedremo se il centro dei Giochi resta indistruttibile.—

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