Il Pisa molla tre cazzotti all’Unione

dall’inviato MAURIZIO CATTARUZZA
PISA
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Una batosta così sarebbe stata giustificabile solo se nel dopo-partita il medico sociale Chiella si fosse affacciato in sala-stampa per annunciare che tutta la squadra aveva giocato con l’influenza, con 39 di febbre. E invece non c’è alcun certificato medico a salvare questa brutta Unione che a Pisa ha perso l’imbattibilità stagionale (durata sei partite) e il secondo posto nel peggiore dei modi. La banda Maran si è presto disunita. Neanche lontana parente dell’Alabarda che aveva messo ko il Mantova. Nè gambe nè testa, un squadra vuota anche sotto il profilo mentale. Forse stanca. Dal naufragio si salvano il centravanti e il portiere, nessun altro. Non c’era il collettivo. E allora il Pisa, come un pescecane che sente l’odore del sangue, ha cominciato a mordicchiare la Triestina.
L’ha imprigionata nella sua metacampo, ha trovato nel primo tempo il pari con Greco e ha vinto la partita quando era con un uomo in meno per l’espulsione di Job segnando due gol. Eppure l’Alabarda aveva cominciato la partita con il bonus: dopo appena due minuti Allegretti dal vertice destro spara un pallone in mezzo teso e basso sul quale, spalle alla porta, si avventa Della Rocca il quale riesce a girarsi in area piccola malgrado il controllo di Viviani e Piccinini e a scaraventare in porta un diagonale imprendibile per Alfonso. Solo un’illusione. Rabbiosa la reazione dei pisani che attaccano in massa creando più che altro confusione sui venti metri. I toscani giocano più sulla destra con Job il quale più di una volta salta Rullo creando superiorità numerica. Davanti Greco è più manovriero e Joelson cerca la profondità. Minelli e Cottafava tamponano qua e là ma è il resto della squadra che sembra molle. Il piccoletto Genevier sembra avere una calamita sulle scarpe, attira un sacco di palloni e Allegretti e Gorgone corrono a vuoto.
Quel che è peggio è che dopo l’1-0 l’Unione si è rifugiata troppo presto nella sua metacampo. Il Pisa ha mantenuto lo stesso marchio di fabbrica dello scorso anno: quando conquista il pallone partono in quattro, Job e Buzzegoli sono due ali. La Triestina, invece, non riesce a proporre nulla. Antonelli e Testini non sono mai messi in condizione di ripartire e se mancano le iniziative sulle fasce latita il gioco dell’Alabarda. Perennemente sotto asfissia, l’undici di Maran spara via palloni, con improbabili lanci lunghi che il pur volenteroso Della Rocca ha difficoltà a catturare, mentre Figoli, anche lui un po’ spaesato di fronte a una squadra per la prima volta poco coesa, può tentare solo un paio di fughe solitarie. E’ un peccato che l’Unione non sia in grado di controbattere alle offensive dei nerazzurri, basterebbe attaccarli un po’ centralmente per mandarli in crisi. I difensori centrali Viviani e Piccinini non valgono questa categoria. La prima occasione i padroni di casa la creano al 22’ con una bella girata di Greco sul primo palo che attraversa tutto lo specchio della porta.
Il pareggio era nell’aria e arriva al 33’ dopo un’azione promossa a sinistra da Buzzegoli, ma è il velo di Joelson per Greco a sbilanciare la difesa consentendo allo stesso Greco di girarsi al limite dell’area e a piazzare il suo sinistro nell’angolino basso. Niente, neanche il pareggio placa il furore dei pisani. Avanti a testa bassa e gli alabardati tutti dietro. Stesso refrain nella ripresa. Con una mossa Maran tenta di dare una stampella alla sua malferma squadra. Mette Gorgone fisso davanti alla difesa e poi crea una linea di quattro a centrocampo con il nuovo entrato Tabbiani in mezzo al campo al posto di Figoli. E’ un 4-1-4-1, una doppia cerniera, con Della Rocca unica punta. Al 6’ il Pisa ha la possibilità di capovolgere il risultato: il solito Job apre la difesa e Greco in area piccola tira addosso a Joelson e Agazzi può recuperare. Ancora il Pisa (12’) vicinissimo al vantaggio: Agazzi si distende bene sulla botta a mezza altezza di Buzzegoli, riprende dall’altra parte Job che spara alto con il portiere per terra.
L’arena Garibaldi si anima per l’allontanamento di Ventura che aveva protestato vivacemente con l’arbitro. Gli alabardati, in balia del gioco degli avversari, continuano solo a collezionare cartellini gialli perchè arrivano in ritardo sull’uomo. I nerazzurri restano anche in dieci ma non cambia nulla: Job vuol saltare Cacciatore ma cerca il contatto e cade a terra. E’ simulazione, secondo giallo e poi rosso. Il Pisa se ne infischia dell’inferiorità numerica. Con l’uomo in meno mette due volte ko la Triestina. Sconcertante. Al 36’ Genevier su punizione dal versante sinistro pesca in piena area la testa del nuovo entrato Gasparetto. Stacco e gol senza che nessuno salti con lui. Non è finita, 2’ dopo Degano serve Alvarez in sospetto fuorigioco e l’attaccante aggira anche Agazzi per firmare un 3-1 che ci sta tutto.
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